(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Children's Library | Biodiversity Heritage Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Di Angelo Mazza Stanze sdrucciole a Melchior Cesarotti"









"■ 



















HmjM 



i 



8"«v 



èri 







41 







"***.' « 



^^N^M45 



'S 



Digitized by the Internet Archive 
in 2013 



http://archive.org/details/diangelomazzastaOOmazz 






E- io -i 



Il «, ì « 



? lì g* 



è A 






» 



Di questa Edizione , che non si vende , non se ne sono 
impressi , che cento esemplari . 

LIX. 

AL CHIARISSIMO 

LUIGI CAGNO LI. 

— 9999 9999 CCCCCOCC 1 



DI ANGELO MAZZA 

STANZE SDRUCCIOLE 

A 

MELCHIOR CESAROTTI. 

ELOGIO 

DI QUESTO 

TRATTO 
DALLA NECROLOGIA LETTERARIA 

D I 

LUIGI BRAMIERI. 



PIACENZA 

DAI TORCHJ DEL MAJNO 
MDGCCIX. 



AL CHIARISSIMO 

BERNARDINO 
MANDELLO 

MEMBRO 
DEL CORPO LEGISLATIVO 



MAURO DEL MAJNO. 



dolevano gli antichi alle ca- 
lertele di Gennajo , per quanto 
ho inteso da varj Eruditi , che 
frequentano la mia bottega , 
offerire ai principali Personag- 
gi, e singolarmente i clienti ai 
loro Fautori, qualche dono, il 
migliore e più adatto che si 



potesse } a significazione di gra- 
to e rispettoso animose ad ef- 
ficace espressione degli augurj 
di felicità, che allora si avvi- 
cendavano . Ne' secoli di mez- 
zo , che mal conobbero la gen- 
tilezza, fu intermessa forse la 
gentile usanza: ma nel risorge- 
re delle belle lettere ed arti, 
colle quali risorser tutte le bel- 
le cose, fu ripigliata studievol- 
inente, siccome il dimostra la 
voce strenna 5 che udii da un 
Grammatico essere dai Latini 



passata a noi con tenuissimo 
cangiamento. Nella mia giovi- 
nezza , comecché dimenticata 
già quasi, ricordo , che grande- 
mente ancor pr evolta: ma poi 
la vidi con rapidità dicadere ; e 
non mi fu buon presagio per gli 
anni che mi restavano. Chiarissi- 
mo Signore ,io già son vecchio > 
e degli antichi costumi non lo- 
dator solamente ( come attri- 
buirsi alla età mia mi diceste 
da quell'Orazio , che vi veggo 
squadernare sì spesso con ina- 



diatafisonomia) ma sì anche os- 
sero ator tenacissimo , non senza 
fiducia di fare il meglio . Quin- 
di animato dai sentimenti del- 
la più viva riconoscenza , di cui 
mi ha ricolmo il benefico e ge- 
neroso favor Vostro y e delV os- 
sequioso affetto (perdonatemi , 
deh;, questa verace e cara pa- 
rola) ispiratomi dai tanti pre- 
gi del Vostro ingegno e del Vo- 
stro cuore^ mi do coraggio a ve- 
nirvi in questo giorno dinanzi 
con quella offerta, che la fior- 



tuna mi concede , con un saggio 
de* lavori miei tipografici . Il 
soggetto , intorno a cui li ho 
impiegati, sembrommi più d*o- 
gn altro a Voi conv enientissimo. 
Coltivatore egregio , che tutti vi 
acclamano, delle Muse , eccovi 
uno de* componimenti da esse 
meglio ispirati, a giudizio de* 
Saggi * perchè dalle comuni ba- 
gatelle canore sommamente di- 
verso, eppure nelle tante diffi- 
coltà superate pieno di ammira- 
bile spontaneità. Tenero, eh* io 



v ascoltai più volte , della me- 
moria del gran Cesarotti;, ecco- 
vi F Elogio di lui , tratteggiato 
però con quella rapidità P cui 
F istituto suo prescriveva all' Au- 
tore . E sì vi è pure fra questi 
due opuscoli una cotal rela- 
zione , che render dee non disag- 
gradevole ^ siccome non inoppor- 
tuno, il mandarli uniti . Quan- 
do poi Vi piacesse dai dotti e 
gravi pensieri sollevar la mente 
con festiva ilarità, di questa pu- 
re potrete confortarvi colV ulti- 



ma delle note apposte alle Stan- 
ze Sdrucciole 9 nella quale V in- 
signe e cortesissimo Poeta mi 
ha consentito F inserire cinque 
Sonetti suoi della stessa ma- 
niera > finora inediti. Possa co- 
sì ne troppo disuguale al vaio- 
re di tai produzioni , ne del tut- 
to indegna parervi del raro me- 
rito Vostro V opera miai Possa 
ella trovar tanta grazia presso 
di Voi da indurvi una volta a 
lasciarmela impiegare intorno 
agli aurei scritti Vostri! Possa 



ella infine j corri io desidero so- 
prattutto > esserpi non ingrata e 
ben sentita espressione degli au- 
gurj e de' voti ;, che per la Vostra 
perenne 9 non interrotta y e non 
limitata felicita forma il mio 
cuor fervidissimi ! 



Piacenza, il giorno 3o Dicembre 1809. 



MELCHIORRE CESAROTTI 



STANZE SDRUCCIOLE 



DI 



ANGELO MAZZA 



I. 







r che le mura cittadine avvampano, 
E a noi munge le carni ardente Sirio , 
E gira il ferro, da cui pochi or campano, 
Quella, che seco trae senno e delirio; 
E invan lor forza e lor ingegno accampano 
L'arti di Macaóne e Podalirio; 
Liberi fiati di montan Favonio 
Trassemi a respirare il Genio aonio : 



II. 



E sotto l' arboscel , che puote il fulmine , 
Poiché da Febo amato un dì , prescrivere , 
F vo' la pace di quest' ermo culmine , 
E il tenor de' miei giorni a Te descrivere ; 
A Te, ch'or pensi, come tuoni e fulmine 
L' Orator magno , che ci fai rivivere , 
Mentre che al fianco tuo destri s'assidono 
Di Atene i Genj , e '1 bel lavor dividono , 



4 STANZE 



III 



Lieto m'accoglie genial tugurio , 

Dove la Parma vien tra monti a scendere > 
Su cui non suole di ferale augurio 
Disamabile augel gli orecchi offendere . 
Qui tra '1 Genio e Sofìa , tra 1 canto etrurio 
Giovami il tempo e le parole spendere , 
Vago d'udir, come or le tronca or gemina 
La volta in sasso sventurata femina . 



IV. 



Qui spingono le fronti irsute ed oride 

Annosi gioghi, e quasi al Cielo insultano; 
Sott'essi apriche collinette, e floride 
Scendono valli, e d'ogni messe esultano; 
Qui son pianure , che Vertunno e doride 
Veston di fiori e di bei frutti occultano ; 
E qui destre ai passeggi ombre dilatano 
L' arduo cipresso e F infecondo platano . 



SDRUCCIOLE. 



V. 



Dolce è il mirare, ove il ruscel fuggevole 
La sponda di bei fior pingendo mormora; 
Ove il cupo torrente spaventevole 
Divallandosi giù rota e rimormora; 
Ove più F erba ride , ir del festevole 
Gregge scherzando le lanose tormora; 
E Lineo invitar Dori a suon di calamo, 
L' erbetta verde lor fornendo il talamo . 



VI. 



Quando del giorno il condottiero ignifero 
Torna l'aspetto de le cose a pingere, 
Sgravato i lumi dal vapor sonnifero 
Amo seguir traccia di fere, e cingere 
D'insidie il campo aprico e'1 bosco ombrifero: 
Dove de' suoi color gode a me tingere 
Il viso alma salute, a que' sol facile, 
Gh'odian la gola il sonno e'1 lusso gracile. 



6 STANZE 

VII. 

Vien di fianco a costei , sciolta la treccia , 
Breve la gonna , sua minor sirocchia , 
L'util fatica, per cui lungo intreccia 
Stame la Parca a la vital conocchia . 
Essa al corso a la caccia ed a la freccia 
La man spedisce il fianco e le ginocchia, 
D'arco e di reti, de gli augei rammarico, 
Ondeggiandole a tergo il vario incarico . 

Vili. 

Se stanchezza mi prende, un vecchio rovere 
M'adombra il seggio, o un acquidoso salice, 
E l'arida dal cor sete a rimovere 
Chinomi al fonte, e de la man fo calice. 
Quivi soletta verso me suol movere 
Fille, più snella a gli occhi miei d'Arpalice; 
Fille , che sempre , se vò lungi , adirasi , 
Gelosa e cheta su' miei passi aggirasi. 



SDRUCCIOLE. 



IX. 



E 5 vibri da gli occhietti accesi ed umidi 
Un tremolo ver me dolce sorridere, 
O lasci trasparir dal velo i tumidi 
Pomi, che d'Ebe il primo fior fan ridere, 
O prema i miei co' suoi be' labbri e inumidi , 
Mi sento tutto me da me dividere; 
Né s'acqueta il desio, che il cor m'inanima, 
Se non le spiro in seno tutta V anima . 



X. 



Ma , s' ode il bosco , che frascheggi instabile , 
Lieve e trepida fugge , e il viso torbida ; 
Ed io ricerche da lassezza amabile 
Raccomando le membra a l'erba morbida 
Mentre un placido sonno desiabile 
Di sua molle rugiada i rai m'intorbida, 
E mi dipinge in lusinghier fantasimi 
Le sfiorate delizie e i dolci spasimi. 



8 STANZE 



XI. 



Sia venticel , che co' gli acuti sibili 
Venga del sonno la quiete a pungere; 
Sia Febo , che , poggiando alto , insoffribili 
Facciami al volto sue quadrella giungere ; 
Risvegliomi : e Ragion , che da' sensibili 
Diletti i suoi miglior niega disgiungere, 
A nuova traccia di piacer invitami, 
E 1 gran teatro di natura additami . 

XII, 

De gli elementi ammiro il bello ed utile 
Concerto, e 1 Sol, di tutta luce origine, 
Distinguer l'ore, le nembose e rutile 
Stagion temprando e gli anni in sua vertigine; 
E veggo il ricercar manco e disutile 
Di quanto avvolse entro fatai caligine 
Il sapiente incomprensibil Essere, 
Mille sul chiuso ver menzogne intessere \ 



SDRUCCIOLE. 9 

XIII. 

Sebben di trarlo a luce ognor si adopera 
L'umano istinto di conoscer cupido, 
Vien che indarno vi spenda il tempo e l'opera, 
E tornii sofo alfin pari a lo stupido. 
Chi lena addoppia nel lavor, chi sciopera, 
Chi un equabil cammin tenta, chi un rapido; 
Tutti a un termine van, se togli Socrate, 
Che sol sapea di saper nulla, e Arpocrate. 

XIV. 

Come da quel di sapienza oracolo 

Diversi andaro i successor, che intesero 
A far di vane idee vano spettacolo 
Ragion torcendo , e ventate offesero ! 
Quanti del novo s'applaudian miracolo, 
Ove la nube per Giunon compresero! 
O d' Epicarmo al paro e di Ferecide 
Sottilizzando somigliar Mirmecide! 



io STANZE 

XV. 

Né 'n bersaglio miglior colse Anassagora 
D' un' Archetipa mente benemerito, 
Né per numeri e arcani arduo Pitagora 
D' una vita non pago e d' uno intento , 
Né Anassimandro in pria, poscia Diagora, 
E Strato , infetti del peggior demerito , 
Né Lui, che pose di ragion partefìce 
L'Etere, e 1 Foco d'ogni forma artefice. 

XVI. 

L'incerta e balda Opinion versatile 
Ne l'Accademo nel Liceo ne' Portici 
Immagini fìngea di senno ombratile , 
Voti al di dentro appariscenti cortici . 
Qual su perno farla legno rotatile, 
O marina onda raggirata in vortici , 
Da l' affetto rapito iva il Giudizio , 
Seco indivisi l' Onestate e 1 Vizio . 



SDRUCCIOLE. ii 



XVII. 



Così T uom da ragion , sovran principio , 

Cui diello in guardia il ciel, torce vestigio; 
Nato a virtude e di follia mancipio 
Dietro e' cammina a ingannator prestigio: 
Questi esalta Caton, quei Plato e Scipio, 
Poi di pigrezza e d' ignoranza è ligio . 
Oh uom , strano animai , difforme e vario 
Da te mai sempre, e al tuo miglior contrario! 

XVIII. 

Veggo il mal vilipeso onor del soglio 
Dal folle genio , che i vulgari ahbaglia : 
Veggo de' grandi il fortunoso orgoglio, 
Or coperto di toga ora di maglia, 
Correr gran mare , e non veder lo scoglio , 
Incontro al qual fortuna alfin lo scaglia; 
Che i doni di costei move perfidia, 
Qual meretrice che a Pavere insidia. 



ia STANZE 



XIX. 



Né di ciò pago , il più bel fiore a cogliere 
Volgomi d' ogni insigne arte palladia , 
Che i secol prischi in sacra nebbia avvogliere 
Vollero , e il nostro di sua luce irradia ; 
Né più a quelli dar cerco , a questo togliere , 
Ma con par occhio guardo Ilisso , Arcadia , 
Senna , Tamigi , e ovunque 1' arti annidano , 
Sul Tebro , Arno , Sebeto , e in vai d' Eridano 

XX. 

Cerco i bei modi, che godean le gelide 
Sorgenti d'Aretusa un dì ripetere, 
Cantando la gentil musa sicelide 
Le schiette gare del buon tempo vetere . 
Cerco i grand' inni , che sonaro in Elide 
Tra P olimpica polve , alto per Y etere 
Seco levando per le vie di gloria 
Le volanti quadrighe e la vittoria . 



SDRUCCIOLE. i3 



XXI. 



Né a l'ardito Teban altri s'approccia, 

Che quanti osan seguirlo , a terra piombano. 
Qual gira di mulin rota per doccia , 
Qual d' augei stormo , che fuggendo rombano , 
Qual di torrente, che d'alpina roccia 
Caschi , le accelerate acque rimbombano , 
Tal de' suoi modi, ch'io contemplo attonito, 
E l' impeto il vigor la copia e 1 sonito . 

XXII. 

Chi plettro mi darà, chi man pittorica, 
Ch' io quel divino colorir ritemperi , 
E a l'auree corde de la cetra dorica 
Felicemente itale note attemperi? 
Se non che al Sol, quando in Aquario corica, 
Più agevol è che il ghiaccio alpin si stemperi , 
Ch'io tragga a riva il fatichevol carico, 
Onde solo corrò stento e rammarico . 



4 STANZE 

XXIII. 

Veggo il cantor di Teo , che sforza i tremoli 
Membri a lunghe d' amor giostre , e non tenui 
Calici avvalla, e gioventù par eh' emoli, 
Quasi vecchiezza non Y affranga e stenui . 
Ove presso bel rio bell'arbor tremoli, 
Veggol far vezzi con Batillo ingenui , 
E trescando la vita incerta e rapida 
Deridere il final giorno e la lapida. 

XXIV. 

Co' versi armati di saper socratico, 

Principio e fonte d' ogni bello scrivere , 
Piacemi Fiacco, se al vii vulgo erratico 
Segni le tracce del diritto vivere; 
O , spensierato del futuro , il pratico 
Di voluttà governo ami descrivere; 
O sollevi gli eroi su gli astri lucidi; 
O il codice d'Apollo apra e dilucidi . 



SDRUCCIOLE. 



XXV. 



Tu, che a lo spettro minaccioso orrifico > 
A cui d'Agamennón cadde la figlia, 
E incontro a Giove e al suo fulmin terrifico 
Osasti imperturbate alzar le ciglia, 
Tu, che canti il vigor di Cipri onnifico, 
E F obbliqua de gli atomi famiglia , 
Dal cui cozzar e raccozzar fortuito 
Surser gli aspetti del mondan circuito : 

XXVI. 

Non perchè sciogli dal timor de' Superi 
L' uom per te mai de V avvenir sollecito , 
Non perchè l'eternai cura vituperi, 
E ciò, che piace a voluttà, fai lecito; 
Ma perchè d'arte e vigoria tu superi 
Quanti fur Vati , il tuo volume io recito , 
E imparo , da qual nobile artifizio 
Tragga natura grazioso uffìzio . 



STANZE 



XXVII. 



Or m'allettano i tersi ondosi numeri, 
Che la pietà fan chiara e '1 lungo esilio 
Di lui, che il genitor trasse su gli umeri 
Dal foco , che pascea le torri ad Ilio . 
Oh lavoro im mortai , oh pregi innumeri , 
Oh del Lazio splendor , divin Virgilio ! 
Se canti armi ed eroi , campagne , o pecore 
Posto col tuo , tutt' altro carme è indecore . 

XXVIII. 

Velato di sottil veste cerulea, 

Quale in sogno il Trojan sei vide assorgere 

Da molta intorniato ombra populea, 

Il biondo Tebro a te godea pur sorgere ; 

E a gran principj de la gran romulea 

Città , donna del mondo , orecchio porgere : 

Cesare intanto rivolgea ne l'animo 

Il pio di sua progenie autor magnanimo . 



SDRUCCIOLE. 



XXIX. 



Se non ch'erge su tutti il voi rattissimo 
L'aquila, cui fu nido il suolo argolico. 
Il meonio signor del canto altissimo 
Attico ionio doriese eolico . 
Quanti passaro a l'avvenir tardissimo 
Per corso epico tragico buccolico , 
Tenner lui dietro , e a le sue larghe tavole 
Colser gli avanzi de V industri favole . 

XXX. 

Oh sagre mense, ch'ove ben si scernano 9 
Ogni arte , ogni uomo a ben formarsi invitano ! 
Quanti in sassi , in color , in bronzo eternano 
Le varie forme , cui , creando , imitano , 
Quanti col freno nazion governano , 
Quanti col labbro sapienza additano , 
Immagini , pensier , concetti , e prendono 
Quivi principj , che dal ver discendono . 



j8 STANZE 

XXXI. 

Omero è Sol, che pien meriggio slancia. 
Ricrescente Ocean , voga di Borea , 
Se mostra Achille, impareggiabil lancia , 
Porre a giacer l'alta possanza Ettorea, 
O il traboccar de la fatai bilancia, 
O la mischia de' Numi, a cui l'equorea 
Flotta argiva e l'acquoso Ida tremarono, 
E a Pluto di spavento i crin s' alzarono . 

XXXII. 

È un retrogrado mar , un Sol , che debile 
Grandeggia e cade , un leggier austro e trepido 
Se d'Ulisse gli error racconta, e 1 flebile 
Materno incontro a l'atre case, e il tepido 
Giel de' culti Feàci , e l' indelebile 
Di Penelope amor fra' Proci intrepido, 
E il letto della Maga , e V arti fetide , 
E Galisso , ospitai prole di Tetide . 



SDRUCCIOLE. 19 

XXXIII. 

Or la fiera mi trae dantesca immagine 
De lo invisibil mondo al trino imperio ; 
U'mi disbrama d'ogni arcana indagine 
Nel tinto senza tempo aer cimmerio 
L'accerchiata dolente ima voragine, 
Il monte albergator del desiderio, 
L' inenarrabil ultima letizia, 
Ove il ben , che non termina , s' inizia . 

XXXIV. 

Ne il buon Toscan , cui di ghirlanda idalia 
Filosofico amor cinse le tempie, 
Né obblio que'due, onde superba Italia 
L' emula Francia di livor riempie . 
Qual più ricca discorre acqua castalia 
Le carte inonda al Ferrarese; e adempie 
Quanto può studio e disegnar poetico 
Di Goffredo il cantor grave e patetico. 



ao STANZE 

XXXV. 

Qual clima, qual età puote a l'ausonico 

Ciel contrapporre il suo Petrarca, e 1 nobile 

Carme spirato da furor Platonico, 

Che pria nel fango s'avvolgeva ignobile? 

A quel divinamente maninconico 

Cantar s'accende d'onestate il mobile 

Aer, che impara, e seco ogni erba e foglia, 

Come somma beltà spegne vii voglia . 

XXXVI. 

Or seguo il gran Britanno , a cui non aere , 
Non terra valse, o stella, o Sol por termine; 
Oltre il tempo e lo spazio ei salse, e traere 
Osò ne' carmi Chi a se stesso è termine. 
Poi seppe i primi amor casti ri traere, 
Che andar con ogni ben sì ratto al termine, 
Quando vergogna de l'antica moglie 
Spinse la destra a ricercar le foglie. 



SDRUCCIOLE. ai 



XXXVII. 



Ma l' affocata oscurità visibile , 
A Lucifero pena e domicilio , 
E '1 lume ad uman guardo inaccessibile , 
Ove dal sen del Padre effulge il Filio, 
E de la spada il fronteggiar terribile, 
Che cenna a' rei progenitor F esilio , 
Fanno argomento di valor fantastico , 
Che par noi die qual fu cervel più elastico. 

XXXVIII. 

I due pur veggio, che sì bella ingiuria 

A gli anni han fatto, inni sciogliendo a l'etera, 
Frugon, Chiabrera, onor ambo a Liguria, 
Che da Pindaro in dono ebber la cetera. 
Di tai poeti il mondo oggi ha penuria, 
Che il favore tra noi d'Apollo invetera : 
A Farti belle s'accompagna inopia, 
Sovrabbonda a le vili applauso e copia . 



aa STANZE 



XXXIX. 



O pria sì cara al ciel contrada italica, 

Perchè ad estranei vanti i nostri or cedono? 
Forse de la ferrigna età vandalica 
L'aspre vicende a contristarti riedono? 
Guarda , che le nevose alpi già valica 
Feho , e le Dee , eh' ivi han Parnaso , e siedono 
Spirando estro, armonia, dolcezza a frigido 
Tedesco petto , e a sermon scabro e rigido . 

XL. 

D'onor cotanto andrà ne' tardi secoli 
Privilegiata l' immortai Messiade, 
Ove l'atteso da quaranta secoli 
Compie il disegno de V augusta Triade . 
Opra celeste , a cui rimpetto i secoli 
Del sommo vanto scemeran l'Iliade; 
Quando dal vero non iscocchi erronico. 
Teso dal patrio amor, l'arco teutonico. 



SDRUCCIOLE. a3 



XLI. 



Ma tu sei nostro , o Metastasio , o genio 

Caro più eh' altri al bel mondo femmineo . 

Facondia a' labbri tuoi spirò Cillenio; 

Le Grazie vi stillar mele apollineo. 

Rara in chi bebbe al fonte almo ippocrenio, 

Teco è Onestà svelata il bel virgineo 

Volto , e sorride 5 che amor prenda e domini 

Per te similemente i numi e gli uomini. 

XLII. 

Pur quel giocar d'affetti, e quel sì magico 
De' sensi incanto, e quel romanzo eroico, 
Tanto son lungi dal decoro tragico , 
Quanto dal mar d'Atlante il flutto euboico . 
Strano a vedersi un fìer Roman, di tragico 
Comico fatto , Epicureo di Stoico . 
Miseri Eroi, che sì d'amor folleggiano, 
Giostrar! per donna, e nel morir gorgheggiano! 



^4 STANZE 

XLIII. 

Te studio alfin , che i dì sereni , e i nubili , 

I lunghi, i brevi, e quei, eh' han fiori, e pampano. 
E le tempre de l'anno indissolubili 

Orni de gli estri, che nel sen t'avvampano. 
Van , come in cielo , le stagion volubili 
Ne' tuoi versi alternando , e si ristampano 
D'esse gli aspetti sì fra lor dissimili, 
Che dubbio è, se tu il vero, o il ver te assimili. 

XLIV. 

Ma dove i' lascio quel , che al gran meonio 
Emulo 3 e forse vincitor , fé' nascere 

II fosco aer ventoso caledonio 
Feroci anime alpestri usato a pascere? 
Quello 3 per cui t' applaude il genio ausonio „ 
Però che il festi, Amico, a noi rinascere 
Cingendo un lauro , onde pensosi ir debbono 
Caro e Selvaggio , che 1' ugual non ebbono ? 



SDRUCCIOLE. a5 



XLV. 



Piaccion tuoi carmi , se il susurro e il tremito 
Di leve aura e di rio cadente spirano ; 
Se fragor cupo di tempesta e fremito 
Aspro di venti , che col mar s' adirano ; 
Se duro affronto di guerrieri, e gemito 
D' aeree forme , che sul nembo girano ; 
O destrier di sonante unghia che scalpiti, 
O bell'occhio che pianga, o sen che palpiti 

XLVI. 

In essi io spazio con la mente , e pascolo 
Vera virtude , idee leggiadre e tenere . 
O parli Cucullin , cor grande e mascolo , 
O Fingallo da sé non mai degenere; 
O innamorati avidi sguardi il pascolo 
Sfìorin gentile di pudica venere : 
Natura in lor se stessa ama detergere, 
E di vergogna i culti tempi aspergere . 



a6 STANZE 



XLVII. 



Qual s'adunan gli augelli al fiume al nemore 
Per lasciar Fanno, che qui manca, e riedere 
Ove il ciel mite e d'ogni bruma immemore 
Suole di buon tepor giorni concedere : 
Tal io , qualor volgo tue carte , al memore 
Pensier sento l'idee raccorsi, e chiedere 
Giorno di vita imperturbato e vivido, 
Ove non possa obblio , né tempo livido . 

XLVIII. 

Altre , che aprir novella via mi spronano , 
Ove luce di ver fiammeggi e domini, 
Della prima Bellezza a me ragionano , 
Gioja de' numi, almo desio de gli uomini; 
Altre l'incanto d'Armonia risonano, 
Vaghe , che suo cantor la Dea mi nomini , 
La Dea, che ha un lauro su la cima aonide. 
Non colto ancora , se noi colse Armonide . 



SDRUCCIOLE 



XLIX. 



Poi come avvien, le forosette mungano 
Le vacche del soverchio peso querule , 
Cadendo l'ombra già, che i monti allungano, 
E le strade del ciel fatte più cerule, 
Ne più lor dolci note in un congiungano 
Usignuoletti rondinelle e merule , 
Strillando sol ne le deserte grottole 
Upupe meste e inauspicate nottole : 

L. 

Cheto i' men torno a l' ospitai ricovero , 
Dove Fillide mia gradito apprestami 
Cibo senz' arte e di lautezza povero ; 
Ne stranio vin fumoso il capo infestami. 
Care dolcezze , che non hanno novero , 
La memoria del giorno al cor ridestami; 
Finché , legando le palpebre , a sciogliere 
Viemmi il sonno le membra , e i sensi a togliere . 



ANNOTAZIONI. 



Pochissime sono le apposte dall'Autore: ma, non senza il be- 
neplacito di lui , V Editore ha creduto di fare ai più cosa utile e 
grata estendendone il numero. 



Stanza I. verso 3. 



N< 



lei Luglio del 1775. per una costituzione epidemica mori- 
rono in Parma molte persone . E nacque allora questo Componi- 
mento , che cinque anni dopo fu per la prima volta impresso in 
Roma nel Tomo decimoterzo delle Rime degli Arcadi ; indi ri- 
stampato in Vinegia nel Giornal Poetico dello Storti , cui presie- 
deva il benemerito Andrea Rubbi . Due stanze , che qui sono la 
IX. e la XVIII., vi furono aggiunte nella edizione^ che delle 
Poesie dell'Autore procurò il Ch. Giovanni Rosini in Firenze nel 
1794. in ia. Ora ridotto all'ultima lezione è accresciuto di altre 
otto , che qui giova indicare , le XIII. XIV. XV. XVI. XXXV. 
XXXVII. XL. XLII. , ed offre in oltre varj notabili cangiamenti . 
Stanza II. verso 7. 
L'Abate Cesarotti era occupato in quel tempo nella tradu- 
zione di Demostene . 

Stanza XIII. verso a. 
La curiosità , proprietà naturale dell' uomo , che partorisce la 
scienza all' aprire che fa della nostra mente la meravìglia . Vico 
Princip. 39. : e assai prima Tullio : Innatus in nobìs scientiae 
amor; e poi Seneca : Curiosum nobis ingenium dedit natura . 
Ivi versi 5. 6. 
Si adombra il carattere delle quattro scuole principali , in cui 
possono considerarsi divisi i Filosofi antichi , già dall'Autore adom- 
brate in altro Componimento co' seguenti versi : 
Chi fa di sofferenza a se sostegno ; 

Chi 'l fior di voluttà deliba espresso; 
Chi tempra a natie forze uso concesso; 
Chi leva oltre V umano ale d' ingegno . 
E sono lo Stoico , P Epicurèo , il Peripatetico , e il Platonico . 

5 



3o ANNOTAZIONI. 

Stanza XIV. verso 8. 
Scultor famoso di lavori minutissimi , le cui quadrighe in avo- 
rio microscopiche erano di niun uso . 

Stanza XV. verso i. 
Non molto diverso da Hobbes , il quale , ammettendo Iddio 
colle parole , lo toglieva col fatto . 

Ivi verso 4* 
Attesa la metempsicosi . 

Ivi verso 6. 
Cioè , dell' ateismo . 

Ivi verso 7. 
Zenone . 

Stanza XVI. verso 7. 
De rebus ad vitam pertinentibus ita judicatur , ut animus 
affectus est ; affectionibus enira animi opiniones obsignari quodam- 
modo solent . Stellini . 

Stanza XX. verso 3. 
Teocrito . 

Ivi verso 5. 
Pindaro . 

Stanza XXII. verso 2. 
L'Autore era allora occupato nella versione di Pindaro . 
Stanza XXIII. verso r. 
Anacreonte . 

Ivi verso 6. 

Questa ingenuità non è una asserzione voluta dalla rima , ma un 

sentimento comune a Platone , a Massimo Tirio , ad Atenèo , e ad 

Ebano , che Poeta assennato e costumato chiamarono Anacreonte . 

Ivi verso 8. 

Vedi la 4- e hi 24. delle Odi di Anacreonte . 

Stanza XXV. verso 1. 
Lucrezio . 

Stanza XXVIII. verso 1. 
Vedi il libro 8. della Eneide . 

Stanza XXIX. verso 8. 
Sente il detto di Eschilo : Suas Tragoedias esse frusta magna.- 
rum Homeri coenarum . 

Stanza XXX. verso 1. 
Les maximes d'Homère ont fait des Philosophes , ses fictions des 
Poetes, ses images despeintres, et ses sentiments des Heros. L'Ab. Yard. 



ANNOTAZIONI. 3i 

Stanza XXXV. verso 3. 
Quattro specie di furore accenna Platone nel Fedro : l'Apolli- 
neo ossia divinatorio , quello delle Muse ossia poetico , il Bacchico 
o mistico , e l' Amatorio , il più nobile di tutti , siccome prove- 
niente dalla virtù , e da struggimento per essa . All' ultimo alluse 
certamente il Petrarca , quando cantò : 

Quella, che al mondo sì famosa e chiara 
Fé' la sua gran virtute e il furor mio; 
checché ne dica il Castelvetro , che lo interpreta per amor disfre- 
nato , ed a ragione contrario . 

Stanza XXXVI. verso i. 
Milton . 

Stanza XL. verso a. 
Poema di Klopstock . 

Ivi verso 6. 
Tale è il giudizio nazionale intorno a codesto Poema. Bodmer 
lo espresse energicamente nel suo Noè . 

Stanza XLII. verso i. e seguenti . 
Ciò vuoisi intendere dell'indole del Melodramma, sempre fu- 
nesto a' progressi in Italia della Tragedia, non già dell' incompa- 
rabil Metastasio , del cui merito non puossi dir tanto , che più 
non rimanga a dire . 

Ivi verso 8. 
Bettinelli disse : 

Fatto musico Ettor , musico Achille 
Fa di battaglia e d' armonia duello , 
E cantando s'azzuffa, e muor cantando; 
cosa veramente ridicola per gli uomini di buon senso , che sven- 
turatamente son pochi . La moltitudine , che ride si spesso , non 
ravvisa codesto ridicolo , e di esso non ride . Altrimenti gli Scrit- 
tori di poesia per musica seria farebbero senno, o cesserebbero di 
scrivere , che sarebbe ancor più facile e meglio . 
Stanza XLIII. verso i. e seguenti. 
Thompson, Autore del celebre Poema Le Stagioni, non più 
invidiabile all' Italia dopo quello sullo stesso soggetto dell' insigne 
Abate Barbieri . 

Stanza XLIV. verso i . e seguenti . 
Ossian . I Leggitori denno rammentarsi , che il Poeta parla a 
Cesarotti , e che questi nella prima edizione de' suoi versi Ossia- 
nici avea inserite certe Note comparative del Bardo Celtico con 



3a ANNOTAZIONI. 

Omero , le quali non tornavano quasi mai a vantaggio del Greco . 
Ivi verso 8. 

Selvaggio Porpora , nome , sotto cui si ricoperse 1' eccellente 
Traduttore della Tebaide di Stazio . 

Stanza XLVIII. verso 3. 

Allude l'Autore al suo Poema sul Bello in versi sciolti , che 
tuttora rimane inedito . 

Ivi verso 5. 

L'Autore può esser detto giustamente il Cantore dell' Armor 
nia , tanto di questa , guardata in se stessa e in tutti gli effetti 
ed aspetti suoi , egli primo in Italia ha trattato ne' suoi versi , tes- 
sendone componimenti di varie specie . Egli prese occasione di 
farlo dalla Festa di Santa Cecilia , per la quale ogn' anno pubbli- 
cava ora un' Ode , ora un Inno , ora Sciolti , ora Terze rime o 
piane o sdrucciole , ora Sonetti , talché quanto egli aveva scritto 
di tale argomento formò già da più anni un grosso volume in 4- 
grande impresso in Firenze . Dipoi un altro affatto diverso, e in 
foglio , se ne vide stampato in Parma : né il Poeta indi mai ha 
lasciato sfuggirsi il destro di cantare del tema suo prediletto, che 
gli ha dato il nome in Arcadia . 

Altre due singolarità, che lo distinguono fra i pochi insigni Liri- 
ci della età nostra , sono ; l'aver egli vinta la ritrosia delle Muse , 
conducendole a ragionare della più sublime filosofia, ed a vestirne 
la severa maestà colle nobili grazie e cogli acconci adornamenti 
delle immagini e del linguaggio poetico ; e la difficoltà mirabil- 
mente superata del rimare in versi sdruccioli , trattando ogni sorta 
di più ardui argomenti . I suoi Canti sui Dolori di Maria Ver- 
gine , che dal Ch. Veronese Benedetto Del Bene furon riputati de- 
gni d' essere tradotti in versi Latini , sono anch' essi una lumi- 
nosa riprova , eh' egli signoreggia pure queste difficilissime rime 
senza lasciarsi da esse punto signoreggiare : il che sembra non 
potersi dire con verità degli altri , che lo precorsero nel me- 
desimo aringo. Ora, poiché le sue Stanze al Cesarotti han di- 
mostrato con che facile dignità, immune da zeppe , egli fa servir 
questo metro alla filosofia , alla erudizione , ed a scolpire i preci- 
pui caratteri de' Classici , giova qui aggiugnere , inediti per an- 
co, alcuni suoi Sonetti scherzevoli similmente rimati, onde si 
vegga , com' egli sforza gli Sdruccioli a rinvigorire il Berniesco , e 
a renderlo più salace e piccante . 



ANNOTAZIONI. 33 

SOPRA UN CRITICO SCIAGURATO. 

Quel gran Testone , che non fa pidocchio , 
Sinonimo carnai di Ser Barlacchio , 
Smillantasi Coccejo e Burlamacchio , 
Perchè vide un capitol del Menocchio . 

Né videi come va, eh' è bercilo echio , 
E poi di jure non ne sa biracchio: 
Talché diessi a la scuola del Corbacchio , 
Di Pascal noi potendo e di Vandrocchio . 

Ivi si sbraca , se gli tocca il ticchio 

Di ficcar entro a' lavor dotti il succhio, 
E a V altrui rinomanza dar di picchio. 

Cotal di maldicenze ha fatto mucchio , 

Che il sacco n' è stracolmo } e 'l fan/ anicchio 
Sen rinfalcona e zurla , e vanne in succhio. 
Ben io talor lo sbucchio ; 

Ma, se di sofferenza mi scapecchio , 

Marsia scojato gli sarà di specchio . 

Ser Barlacchio è l' appellativo , di cui suole il Poeta valersi 
ad indicare il Critico. Questo soggetto, sia egli immaginario, co- 
me lo dice l'Autore, o reale, come altri credono, egli si è reso 
della letteraria repubblica benemerito almeno con ciò , che ha 
data occasione a parecchi bei componimenti berniesco-satirici. 

AD UN AMICO CACCIATORE, CHE MANDO IN DONO 
UNA BECCACCIA ALL'AUTORE. 

Oh boccon ghiotto , oh dilicata ciccia, 
Arcisaporitissima beccaccia ! 
Ne disgrado il prosciutto e la salsiccia , 
Che darmi ugual prurito irwan procaccia . 

Ogni pel più riposto mi si arriccia 
Dal piacer , che m' imporpora la faccia , 
Quand' io t' ingozzo . Oh la mortai pelliccia 
Vesta cent' anni chi ti die la caccia ! 

Finché le Dee , che d'Ascra hanno la roccia, 
Intigneran de versi miei la freccia 
Ne l' Ipprocrenia almi-beante goccia , 



34 ANNOTAZIONI. 

Tesserò d'inni non caduca treccia; 

E pel secol che corre e che s' approccia 
Non farà il Tempo nel suo nome breccia . 
Eccolo in la corteccia 
De' lauri inciso: invan V Obblio si cruccia. 
Che di tenebre i nomi incapperuccia , 

ELOGIO DI MOGHIGGA Y MORA, SCRITTO 
DA LUI MEDESIMO. 

Io, che il Santo Vecchion ebbi in centavolo , 
U abitator de l' orrida Tebaide : 

10 nato il di, che da le porte d'Aide 
Al sen di Cristo rifuggì San Favolo: 

Io, che fronte giammai non tenni al diavolo , 
Quando tentommi di cosucce laide , 
Solo con Frine tenzonando e Taide 
Ad arma corta di filippo e pavolo : 

Io feci un certo singoiar miracolo , 
Che ne disgrado V antenato Egizio , 
Benché tanto di lui s' onori il bacolo . 

Abbia pur dì fuggire innato il vizio ; 

11 Tempo io raffrenai , gli posi ostacolo , 
Mentre sprona per tutti a precipizio . 

Esso per mio servizio 
Impuntossi ne V anno quarantesimo, 
Quando varcato quasi ho V ottantesimo . 

Fra quanti ebber battesimo, 
Veglio non v ebbe, nò , di me più elastico , 
Più vispo , amorosello e più fantastico . 

Tutto il vigor suo plastico 
Stillar si piacque in me natura artefice , 
E degli uomini gai farmi pontefice ; 

Non come usa V orefice , 
Che a render V oro effigiato e dutile , 
O, qual cred' io, per raddoppiarsi l'utile. 

Stempra insieme la futile 
Con la eletta materia, e la consolida , 
Uccellando così la gente- stolida . 

Testa massiccia e solida 



ANNOTAZIONI. 35 

Diemmi al di fuor , di dentro alquanto fragile , 
Perche pia destra vi giocasse ed agile 

La miglior parte infragile . 
Poi d'un sol occhio mi fornì presidio , 
Onde fra due non seminar dissidio . 

Qual prova il sasso lidio 
Purezza d'oro, il mio squisito orecchio 
Saggiò beendo, come rai da specchio , 

Da musico apparecchio 
Simmetrizzato ogni tremore armonico ; 
Né 'l mio giudicio sbalestrava erronico . 

Io, non mai maninconico 3 
D' ogni ceto fui cor , lingua , e delizia , 
Fratel carnale di monna letizia: 

Amator di dovizia 
Sol per usarla in genial tripudio , 
Primiero di mìa vita unico studio . 

Ebber da me ripudio 
Le gravi cure , che lo senno oscurano, 
E innanzi tempo a' rai del dì ci furano . 

Ne la memoria durano , 
E dureranno , finche il Sol per V etere 
Il diurno dovrà corso ripetere , 

Quelli, che al suon di cetere 
Torni intrecciaro e passi maestrevoli 
Mie salde gambe difilate , agevoli , 

E per età non fievoli . 
Taccio le Carte , e le Cantanti tenere , 
Trafficatici di salata Venere, 

Ch'io da me non degenere 
Con V aura caldeggiai de' mìei gran titoli , 
E più con V or , se si venne a capitoli. 

Sasso il cervel mi stritoli, 
Se alcun verrà, che in fama a me predomini 
Uom di gran mondo, e re de' galantuomini , 

Degno, che ognun mi nomini 
Per quanti pregi qui descritti accumulo , 
E che inciso si legga sul mio tumulo: 



36 ANNOTAZIONI 



» 



Qui giace il General Mochicca y Mora 
„ A Marte a Ermete a Citeréa devoto. 
„ Ch' ei venia da V Egitto , eragli noto; 
,, Ignorò tutto il resto, e ancor l'ignora. ,, 

Si durerà fatica a credere , che sia stato a codesti ultim'anni 
un uomo sì strano da pretendere d'esser discendente da Sant'An- 
tonio Abate . Ma la cosa è pur così. Egli era straniero all'Italia, 
come dimostra il nome , non proprio suo , ma impostogli per ana- 
logia e per vezzo: e tutta Parma udì mille volte cotale millanteria. 

AD UN ANTIQUARIO, CHE VIAGGIAVA ALLA VOLTA 
DI NAPOLI E DI SICILIA. 

Quel tuo saper speculativo e pratico , 
Onde sogni a' dì nostri esser prodigio , 
E in seno a l'avvenir lasciar vestigio 
Di valor poliglotto e numismatico , 

Cotanto fièle nel canale epatico 

M'addensa e irrita, eh' io vorrei lo stigio 
Lito innanzi abitar d'Aide al servigio, 
Che vivere con te , dottor fanatico. 

Cotali inezie la tua lingua sfodera, 
Che asciugheria quel seccator profluvio 
Quanti son fiumi da la Piata a V Oderà . 

Oh di ciarlume universal diluvio! 
Se morso di giudicio non ti modera, 
T' assorban visitati Etna e Vesuvio . 

A SER GASTRIMARGO REGGIANO, 

CHE D'ANNI SETTANTA VOLEA DARSI ALLO STUDIO 

DELLA LINGUA ITALIANA. 

Qual capogirlo è mai quel , che t'indiavola, 
Ser Gastrimargo , eh' io noi so descrivere? 
O campion primo in fra color , che a tavola 
Fanno Sardana palio a noi rivivere, 

Se ne la lingua, cui fu madre ed avola 
La latina e l'achea, t'affanni a scrivere, 
D'ogni uom di senno diverrai la favola, ' 

Né potrai dopo morte un giorno vivere . 



ANNOTAZIONI. 3 7 

Meglio un buon desinar pensa a commettere 
Al chimico fornel del tuo ventricolo , 
E lascia a la mal' ora andar le lettere . 
Pensa a votar V ' intestinal veicolo, 
Che sì copiosa merce usa trasmettere 
Ogni casa incensando ed ogni vicolo . 

E chi non è testicolo, 
Farà un salve a quel culo , e un panegirico ; 
Che al Teorico incachi ed a lo Empirico. 

Io su quel plettro lirico , 
Che Pindaro mi die , Fiacco , e Simonide , 
Io Sacerdote de la schiera Aonide, 

Io tuo buon servo Armonide 
Ahitator de la campagna d" Elide , 
Ricca quanto V Esperia e la Sicelide 

Di fior di fonti gelide, 
Del tuo forame accompagnando il crepito 
Farò del valor tuo sonar lo strepito . 

E quando alfin decrepito 
(Che tu viva a la vita, io ti fo augurio, 
Non a V arti di Febo e di Mercurio , 

Ne a l'idioma etrurio ) 
L'ultimo trullo esalerai ne l'etere, 
Tutte risveglierò V Arcadi cetere , 

Che in sermon novo e vetere 
Di Gastrimargo eterneran memoria, 
Gran documento a la Reggiana istoria, 

Anzi maggior sua gloria 
Nel registrar , che de la vita è il codice 
Empir la trippa e scaricare il podice. 

Codesta esagerazione, appunto perchè tale, non può per nulla 
offendere i Reggiani, de' quali è noto ad ognuno, che poche Città 
d' Italia sono in grado di vantar fasti nella repubblica letteraria 
uguali ai loro antichi e recenti . 



ELOGIO 



STORICO-CRITICO 



D I 



MELCHIORRE CESAROTTI 



TRATTO 



DALLA NECROLOGIA LETTERARIA 



D I 



LUIGI BRAMIERI 



MELCHIORRE CESAROTTI 

Nato in Padova il giorno 16. di Maggio del 1729.; ivi mor- 
to il giorno 3. di Novembre del 1808. 

La Famiglia de' Cesarotti , originaria di Padova , ed ivi 
al Consiglio de' Nobili già ascritta, trasportossi nel secolo 
decimosettimo ad abitare in Parma , ove fiorì a molto ono- 
re mercè di un Giampaolo , avo di Melchiorre , che prima 
fu Professor primario di Giurisprudenza nella Università 
da' Signori Farnesi splendidamente ristaurata, indi Gover- 
natore della Città.* Il non breve domicilio Parmense fece 

* Il Conte Canonico Nicolò Cicognari Parmigiano della letteratura 
e della patria gloria assai benemerito, singolarmente per l'insigne Ce- 
notafio eretto nella sua Cattedrale al Principe de' Lirici Italiani ( V. Me- 
morie de' Scrittori e Letterati Parmigiani di Affò, Tomo V. pag. 337. e 
seguenti ) siccome contemporaneo ed amico di Giampaolo Cesarotti, del- 
la vita di lui avea scritto un opuscolo, che poscia non vide la luce mai; 
e del valore della propria penna modestamente diffidando, per mandarne 
pur onorato il Nome alla posterità, nel magnifico Tempio detto della 
Steccata gli pose in marmo* la seguente Epigrafe . 

IO. PAVLVM. CAESAROTTVM 

NOBILEM. PAIAVISVM 

PRIVATI. IVRIS. ET. PVBLICI 

GRAIAE . ROMANAEQVE. REI 

AC. INGENVAE 

ERVDITIONIS . OMNIGENAE 

APPRIME. GNARVM 

PARMENSI. PRIMVM. IN. EXEDRA 

POLITIORIS. IVRISPRVDENTIAE 

PRIMARIVM . ANTECESSORE»! 

DEIN. PLACENTIAE. MOX. PARMA E 

PERPETVA. LAVDE 

G V B E R N A T O R EM . P R O V I D E N T I S S. 

SCRIPTIS. DIFFISVS 

QVIBVS. MANDAVERAT 

MARMORI. GOMMISIT 

C. 

NICOLAVS. CICOGNARIVS 

ORDINIS. CAPITVLARIS 



4a ELOGIO 

poi codesta Famiglia risguardare da' Padovani stessi come 
loro straniera; talché il Ch. Angelo Mazza narra d'aver 
letto ei medesimo in Padova nell' elenco de' Professori per 
l'anno 177 1. queste parole: ad Linguam Graecam Mel- 
chior Cesarotti Parmensis . Questi , ben è vero , nella sua 
Lettera d' un Padovano al celebre Abate Denina ( opus- 
colo Storico-apologetico di raro pregio per la moderazione 
ad un tempo e la forza , con cui è dettato ) disse verso 
la fine di sé parlando , che il solo suo Padre in Parma 
per accidente era nato . Però con vera compiacenza soleva 
all' occasione Oriundo Parmigiano nominarsi . Sembra per- 
tanto , che con Padova possa anche Parma alla gloria par- 
tecipare , che da un sì distinto cittadino deriva. A me non 
si aspetta che l' accennare : però non entro più oltre in 

Melchiorre non ne riportò, che poche parole in una Nota alla sua Let- 
tera d'un Padovano all' Ab. Denina. Ho però creduto onorevole anche 
al Nipote il recar qui per intero 1' Elogio dell'Avo , e di soggiugnere 
inoltre , siccome questi 3 giovine ancora , era stato in Padova Segretario 
della Accademia de' Ricovrati , e verseggiator latino robusto e nobile . 
In prova di che ecco un suo Epigramma impresso fra più altre poesie 
dietro la Descrizione de' Funerali del Cav. Agostino Forzadura Padovano 
Ammiraglio valorosissimo di squadra Maltese . 

Hic sita dextra jacet nec bello fessa nec annis , 

Et formidati nobilis umbra Ducis . 
Forzadura fuit : pallent hoc nomine Thraces 

Non secus ac magico murmure Luna tremit . 
Quo non ad Scythicos Melitensia vela triumphos 

Duxit , et invictae candida signa Crucis ? 
Barbara classis adhuc Lybiaeque Asiaeque tropaea 

Huic , et Cretenses imputai Illa moras . 
Ite , profanato queis stat Victoria ferro , 

Sparsaque civili palma cruore placet . 
Stringat in Odrysias tantum sua tela cohortes , 
Et madeat Getico sanguine noster eques . 
Ne' Marmi Eruditi di Sertorio Orsato avvi una Lettera a Giampaolo 
Cesarotti indirizzata. E ne' così detti Gridarj di Parma e di questa mia 
Patria si trovano molte leggi , disposizioni , e provvedimenti utilissimi 
sotto 1' usato nome di Grida da lui pubblicati , che sempre vi si intitola 
Nobile della Città di Padova , Dottore dell' una e dell' altra Legge , 
Ducal Consigliere , ec. 



DI CESAROTTI. 43 

questo , che ben potria sorgere , bello ed onorato gareg- 
giamento . La contesa , che sì calda agitossi fra le greche 
città pel vanto d' essere patria d' Omero , ben potria rin- 
novarsi in Italia per non troppo dissimil cagione, pel più 
grande e saggiamente libero Illustratore d' Omero , che in 
sé raccolse altresì ed accoppiò mirabilmente qualità in 
altri separate quasi sempre e disgiunte , quelle di Filologo 
non servile , di sommo e sobrio Erudito , di Poeta animoso 
e regolare , e di profondo non astruso Filosofo . 

Melchiorre fu allevato nel Seminario di Padova , dove 
la educazione affidata venia per lo più a uomini insigni , 
come non senza ammirazione si scorge nelle Vite } che di 
molti di loro dettò a codesti ultim' anni con elegante la- 
tinità il Ch. Giambattista Ferrari ivi Prefetto degli studj . 
In mezzo a sì nobili e luminosi esempj , dotato di eleva- 
tissimo ingegno , come poteva egli non innamorarsi del sa- 
pere , e della gloria che ne consegue ? Un buon Conven- 
tuale suo Zio , presso cui passar soleva i mesi delle va- 
canze, contribuì pur egli non poco a infervorarlo nell'amor 
suo col rinchiuderlo , che per un cotal suo vezzo facea , 
quasi a sollazzo nella biblioteca del convento . La fami- 
gliarità poi dell' esimio Gianantonio Volpi , che della sua 
sceltissima collezion di libri , e di opportuni additamenti 
gli era liberale , e il socratico consigliar di Giuseppe Toal- 
do , che lo tenea come figlio , e seco il traeva a stender 
libero volo per l'ampie regioni della filosofia , compieron 
l' opra ben presto : sicché dotto anzi tempo , non giunto 
peranche alla età del Sacerdozio (perocché alla vita ec- 
clesiastica appigliossi ) dove a' suoi coetanei restava ancora 
parte a percorrere dello stadio scolastico , egli nel Semina- 
rio medesimo fu eletto a Maestro di retorica, e a Direttor 
di accademia. 

Molte furono le produzioni d'ogni maniera , colle quali 
si mostrò degno di tale elezione , in prosa e in versi , in 



44 ELOGIO 

amendue le lìngue , onde l' Italia gareggiò colla Grecia , e 
alle altre nazioni tutte senza contrasto sovrasta . De' suoi 
latini componimenti pochi finora vider la luce , ma bastano 
a far parere lunghissimo il desiderio di averli una volta 
raccolti e pubblicati nella Pisana edizione , che di tutte le 
sue Opere , auspice lui medesimo finché visse , si va ora 
compiendo . In Padova più che altrove nell' ultimo passato 
secolo sembravano compiacersi de' lor cultori le belle vo- 
ci e i gagliardi modi del Lazio : e gran maraviglia sareb- 
be , se nel maneggiarli fosse riuscito minor di se stesso quel 
Cesarotti , che con tanto di forza e di venustà trattar seppe 
la nostra volgar favella . De' suoi lavori d' allora lasciò 
giacere inedite e la traduzione del Prometeo di Eschilo 
{ che forse vedrem fra poco ) e molte altre cose ; e non 
fece di pubblica ragione , che le versioni del Cesare e del 
Maometto di Voltaire , impresse in Vinegia nel 1762. da 
Giambattista Pasquali , aggiugnendovi due Ragionamenti in 
prosa , 1' uno sopra il Diletto della Tragedia , V altro in- 
torno all' origine e ai progressi dell' Arte poetica . Narra 
Vittorio Alfieri nella propria vita , che , riconoscendo egli 
necessaria alla Tragedia una particolar maniera di adatto 
verseggiamento , e avendone chiesta una norma al Cesarot- 
ti , questi non dubitò di additargli codeste sue versioni a 
modello . E forza dire , eh' egli tenesse gran conto di tal 
sua fatica , sparsa veracemente di versi grandiosi magni- 
fici , convenienti forse alla Volteriana pomposa grandilo- 
quenza , ma non per certo di tale andamento , quale pro- 
porzionato all' indole del dialogo tragico lo additò poscia 
ad Alfieri medesimo la ben meditata ragion dell' arte , con- 
giunta colla propizia circostanza d' aver esso cominciato 
assai tardi ad educare il già irrigidito orecchio alla poetica 
armonia . Degli accennati Ragionamenti , dai quali si pre- 
sentivano i passi liberi e generosi che l' Autore movea 
verso i penetrali della filosofia , egli ha voluto , che nella 



DI CESAROTTI. 45 

Pisana edizione si ammetta solo il primo , proscrivendo 
l' altro , siccome frutto alquanto immaturo del suo talento 
giovanile . Sarà forse più d'uno, che stimi non meritar essi 
fortuna sì disuguale , tanto più che il proscritto ebbe pur 
l' onore di essere da un dotto Ollandese tradotto ed inse- 
rito nel Giornal letterario dell' Haja. 

Intanto qui giova osservare , che codeste prose , le pri- 
me che di lui vedesser la luce , indicarono pienamente , 
qual sarebbe lo stile invariato di tutte le altre . Egli si era 
formata assai per tempo una maniera di scrivere franca 
vibrata calda facile armoniosa , e conservolla poi sempre 
così , che , atteggiandola pure con leggiadra proprietà ai va- 
rj e tanto diversi generi trattati , per quanto è del presen- 
tare e colorire i pensieri , si ravvisa agevolmente in tutti i 
suoi scritti la penna medesima . Ma lo stil suo , gridarono 
e gridan molti tuttora , pur in mezzo alla quasi universal 
corruzione di nostra lingua , manca di quella purezza , che 
non è agli Scrittori mai raccomandata abbastanza , e che , 
anche sola , è sempre un gran merito in opera qualunque . 
Non rari gallicismi , e certo neologismo , che in tanta ric- 
chezza della vera e propria italica favella ei si permise 
con soverchia facilità , sono giustamente riprovati dalla ra- 
gionata dilicatezza de' Puristi : e appena io credo , che qual- 
che parola nuovamente coniata tollerar si possa in poesia , 
quando di mimetica espression sia bisogno , e non sia dato 
colle già note e usate voci ottenerla . Ma che ? Impreso che 
si abbia a leggere qualcun de' suoi scritti ( tranne pochis- 
simi ) il desiderio di continuar la lettura cresce ad ogni 
pagina ; s' interrompe con rincrescimento ; vi si torna con 
impaziente avidità : e in leggendo si sente nell' anima una 
sì cara voluttà , l'Autore s' impadronisce così della mente 
e del cuore ad un tempo , che al dolce incanto può sola 
resistere una razza d' uomini , quella de' sempre gelati e 
cavillosi grammatici • Io non intendo con ciò punto (che 



46 ELOGIO 

non posso né debbo arrogarmi tanto ) di neppur difender- 
lo dalle intentategli accuse ; convengo ingenuamente , che 
scevro da tai difetti più lodevole ancora sarebbe il suo stile : 
ma parmi altresì poter soggiugnere con sicurezza , eh' ei li 
compensa largamente con pregi tali , che nelle scritture per 
purezza vantate sovente si bramano invano . 

Quando nel i^85. comparve al mondo la prima volta 
il suo Saggio della Filosofia delle lingue applicato al- 
la lingua Italiana , io fui tosto d' avviso , che Cesarotti 
aveva immaginata una teoria apologetica della sua ma- 
niera di scrivere ; e che poi a mano a mano , che 1' opera 
andava crescendo , riscaldandosi la fantasia , come suole av- 
venire , e affezionandosi alle opinioni , che dapprima non 
aveva prodotte e accampate se non come armi di tacita di- 
fesa , era venuto infine persuadendo a se stesso di aver tro- 
vata e detta una serie di nuove rilevantissime verità . Co- 
desto è un libro speciosissimo , che basterebbe solo a dar 
riputazione ad un letterato , quantunque l'arditezza di molte 
proposizioni metta in sospetto anche i mezzanamente av- 
veduti . Si sente non rare volte , che le conseguenze offen- 
dono ; ma le ti pajon così dedotte da innegabili premesse : 
tutto è così artifiziosamente ordito , così adorno di erudi- 
zione , così francamente pronunziato in tuono di buona 
fede e d' ineluttabile asseveranza , che sarebbe grande im- 
barazzo , difficilissima impresa il farne , qual pur si può , 
confutazione . Quindi per me non sarebbe degno di rim- 
provero chi risguardasse codesto libro , come alla studiosa 
gioventù pericoloso anzi che no . Ed io non so compren- 
dere , come il Ch. Giovanni Andres , quell' esimio giudi- 
ce della letteratura tutta quanta , ne portasse un giudizio 
sì strano . Non volendo egli decidere ne della utilità del 
progetto , ne della verità dì ciascuna proposizione , lo qua- 
lificò nondimeno per opera di giusta metafisica ; quasicchè 
la giusta metafisica non porti seco necessariamente la verità 



DI CESAROTTI. 4 7 

di ciascuna proposizione : e non seppe altro di più deside- 
rarvi , se non che l'Autore vi avesse aggiunte le necessarie 
investigazioni sullo stile , che tanto è legato colla lingua / 
quasicchè un sì stretto legame non importi , che sia già detto 
degli elementi dello stile , quando è parlato delle parole e 
della lingua ; e quasicchè d' altronde il tessere un' opera di 
filosofia grammaticale non sia molto diverso dal trattar di 
retorica . Avrebb' egli dovuto piuttosto , o m' inganno d' as- 
sai , osservare , come una capziosa filosofia ajutata dai pre- 
stigi della eloquenza e della erudizione può anche nelle 
materie letterarie illudere dannosamente . Contro codesto 
Saggio insorsero alcuni Critici , che però non trattarono 
1' argomento con tutta la acutezza e la forza , di cui eran 
capaci . Il celebre Giambattista de Velo , prima sotto il no- 
me d' un Abate Garducci , poscia svelatamente si fé' a 
confutarne alcune proposizioni ; ma Cesarotti parve sdegnar 
di difendersi , e tacque : se pur non è suo lavoro quell' o- 
pusculetto ingegnosissimo , che uscì a combattere quella 
censura col titolo di Ristampa d' un Articolo del Giornal 
di Aletopoli . L' argutezza e la sagacità finissima , che vi 
domina , ne fa sospettare assai ; lo stile al sospetto si op- 
pone : ad ogni modo gli Editori Pisani non dovrebbero 
contentarsi d' averlo fatto conoscere per cenni in un loro 
Avvertimento , ma darlo per intero insieme ad altri opuscoli 
critici relativi alle cose contenute nella Cesarottiana col- 
lezione . Siffatte operette hanno più d' utilità , che non si 
mostra comunemente di credere , e piace di veder raccolto 
in uno tutto ciò, che riguarda un Autore sì accreditato. Un 
altro Censore si vide poi nel Ch. Conte Gianfrancesco Ga- 
leani Napione , quando nel 1791. pubblicò la sua lodatis- 
sima e veramente egregia opera De' pregi della lingua 
Italiana . Qual conto ne tenesse Cesarotti , lo provano i 
due Rischiaramenti Apologetici , che nella Pisana edizione 
mandò dietro al suo Saggio , non che la Lettera ivi pure 



40 ELOGIO 

da lui diretta all' illustre Piemontese . Fra tali vicende di 
erudita discussione ciò , che a sofferire gli parve più acer- 
bo , si fu lo scorgersi chiaramente , come nell' accusarlo di 
letterario libertinaggio con codesti Critici consentiva quel 
Saverio Bettinelli , che non avea temuto di pubblicare le 
famose Lettere di Virgilio agli Arcadi, e le Inglesi , e che, 
in prova di non esser convertito , le lasciava a codesti ul- 
tim' anni ristampare ancora sotto il suo nome . I Letterati 
non meno de' politici van soggetti a cosi strane contrad- 
dizioni . 

Dal Padovano Seminario passò Melchiorre a Vinegìa 
prima del 1762. privato Precettore nella splendida Casa de' 
Grimani ; e la nuova società , in cui prese a vivere , gli fu 
occasione di esercitarsi più di sovente nella Lirica Italiana. 
Parecchi lavori suoi di tal fatta videro già la luce in varj 
tempi , e i pubblici suffragi gli accompagnavano ben giu- 
stamente : onde si può tenere per fermo , che , uscendo fra 
poco unite insieme tutte codeste sue produzioni , la nostra 
già sì ricca nazione potrà per lui pure vantarsi d' un altro 
Lirico assai ragguardevole . Non ignoriamo , aver anch' egli 
talvolta , o fosse per vezzo poetico , siccome tant' altri , 
dietro una Fille immaginaria , o fosse per verace affetto , 
poich' era pur uomo , verseggiato eroticamente : e da alcu- 
ni suoi componimenti di soggetto analogo sembra potersi 
argomentare , eh' egli avrà espressa con grazie e modi non 
comuni e assai penetranti la più seducente e spesso più 
fatale di tutte le passioni . In generale il suo stile poetico 
è pieno di dolce magia, quando vuol risvegliare la pietà, 
la tenerezza , e trasfondere in altri il sentimento , che lo 
muove . Ed io porto opinione , che a ciò contribuisca non 
solo il nasconder 1' arte , eh' ei sapea cosi bene , pregio 
mirabile e raro oggimai , ma sì anche quel suo costume , 
eh' altri potrebbe apporgli a difetto , di non rifiutar certe 
parole e certe frasi escluse comunemente dal nostro lin- 



DI CESAROTTI. 49 

guaggio poetico. La passion veemente, il sentir concitato, 
l'entusiasmo degli affetti sono per lor natura incapaci di 
ricercata e misurata espressione ; e quindi è loro permesso , 
-anzi lor giova in poesia , il parlare per modi , che si vietano 
al sentimento tranquillo e capace di meditazione . In Vi- 
negia Cesarotti compose que'bei Poemetti in verso sciolto , 
che già sono per le mani di tutti : la Purità per Monaca, 
il Cinto d' Imenèo per Nozze , il Genio dell'Adria per la 
esaltazione al Dogado di Marco Foscarini . Certo è , che non 
vanno immuni neppur essi dalla colpa or ora accennata : 
ma come non perdonarla e non dimenticarla in mezzo a tan- 
te bellezze poetiche , a sì copiosa erudizione sacra e profa- 
na con sobria opportunità dispiegata , e a tanta ricchezza di 
profonda e sana filosofìa ? Una piacevole , non affettata , e 
veramente socratica tintura di questa , qual si conviene ap- 
punto alla poesia , si scorge nel più de' suoi lavori anche 
più tenui . Toaldo , che avea voluto ispirargli , e alimentava 
in lui di continuo il genio filosofico , potea deliziarsi di 
conseguire l'intento al di sopra del desiderio. In Vinegia 
in fine Cesarotti pose mano alla sua traduzione di Ossian . 
E questa 1' opera, che gli valse la sua maggiore e men 
contrastata celebrità . E per vero dire sarebbe d' uopo ac- 
ciecarsi per non ammirare tanta maestria ; cosi ben si è 
atteggiato coli' opportuno andamento de' versi , spesso mi- 
metici , all' epico , al lirico , al drammatico : così bene colla 
ricca varietà della elocuzione ha diminuita la monotonia del- 
l'originale, e vestite d'italica robustezza e leggiadria quelle 
fantasie di Macpherson. Che già suppongo noto a chiunque 
oggimai , essere stata una beffa solenne ( più durevole e 
felice , che non meritava presso una Nazione lodata cotan- 
to di grave e accorto pensare ) quella di spacciare quai 
lavori di antico Bardo Caledonio de' lunghi poemi epici , 
tradizionalmente conservati da' rozzissimi montanari della 
Scozia , e a traverso gli immensi cangiamenti di quattordici 



So ELOGIO 

o quindici secoli , di bocca in bocca passando , pervenuti 
sino a questa età nostra , che sei credette , ed osa pur van- 
tarsi del non credere facilmente . Ma dopo gli schietti en- 
comj già tributati all' incomparabile Traduttore , dopo aver 
ricordato ad onore di codesti suoi versi , che da essi pro- 
testa il grande Alfieri d' aver appreso , e voluto con medi- 
tata preferenza apprendere il bello e ben variato mecca- 
nismo poetico , ardisco pur soggiugnere , che a portarne 
tant' alto il grido è stata per lui gran ventura il far cono- 
scere poemi di tal sorte all'Italia in tempo, che non pochi 
de' sciagurati suoi figli erano minacciati nuovamente da 
quel fatai morbo , che invalse per sì funeste guise agli ul- 
timi anni del secolo sedicesimo : voglio dire la sazietà del 
bello semplice ingenuo e regolare. Già con miseranda avi- 
dità si tornava a correre in traccia di quel nuovo così dif- 
ficile , in vece di cui si trova sì spesso lo stravagante , che 
agevolmente degenera in ridicolo : e si pensava stoltamente 
di far opra da inarcarvi le ciglia , sulle piante dell'Auso- 
nio Parnaso innestandone di mal derivate dalle nordiche- 
contrade ; che vai lo stesso , come forzare un albero di ro- 
see dolcissime poma produttore a divenir suo malgrado un 
nespolo , un sorbo , o un corbezzolo . Coli' apparire per- 
tanto , che fu nel 1763. , di quelle pseudo-celtiche novi- 
tà , che presentano così maravigliosamente vicine , e tal- 
volta nello stesso soggetto , la più rozza barbarie la più 
sciocca credulità , e la più dilicata gentilezza le idee più 
raffinate , qual non dovea lor farsi accoglimento ? Quanto 
non doveva parer singolare , e veramente nuovissimo , un 
popolo , che , posto in clima quasi sempre nebbioso ven- 
toso procelloso , non sapea né fabbricarsi un tetto per di- 
fendersi dalle ingiurie delle stagioni , e ignaro d' ogn' arte 
di civil società a segno di porre quattro bigie pietre per 
epigrafe alla tomba de' valorosi , era nondimeno animato 
da sentimenti d' onore spinti a grado eroico , scrupoloso os- 



DI CESAROTTI. 5i 

servatore della ospitalità , avido della lode e del passar 
famoso ai posteri , passionato amatore della poesia e del- 
la musica? Infatti sbucato subitamente uno sciame di imi- 
tatori di Ossian corse con industria sfortunata a sugge- 
re , qual potea , mele dal musco e dal velloso cardo di 
Selma e d'Ata ; e noi provammo non senza impaziente fre- 
mito gli effetti della indicata disposizion degli ingegni . 
Non so , se alcuno più si rammenti di Pellegrino Gaudenzi 
Forlivese ( lo nomino per tacere de' vivi ) del quale sono al- 
le stampe un poemetto sulla Nascita di Cristo , e un Saggio 
di liriche poesie. In lui , che la natura avea dotato di fer- 
vidissimo e veramente poetico talento , fu cosa ben lagri- 
mevole il vedere , a quali enormissime stravaganze trasci- 
nar potea l' Ossianica imitazione . Discepolo di Cesarotti , 
anziché profittare degli ottimi insegnamenti , sedur lasciossi 
dall' esempio , che in gran parte poi non era , e non sa- 
rebbe stato mai del suo Precettore . Dir non si può , che 
al Gaudenzi premorissero le sue produzioni , poich' egli 
cesse giovinetto ancora all' ultimo fato ; ma non è lungi 
dal vero il dire , eh' esse furono con lui sepolte . Pe' ver- 
seggiatori da lui non dissimili le Belle d'Italia si vider tutte 
ad un tratto colla chioma corvina , involte nella nebbia a 
dispetto del puro ridente cielo che le circonda , e tutte 
si udirono lamentarsi coi venti , sospirar colla luna, ragio- 
nar cogli spiriti delle nuvole abitatori. E sulle nostre scene 
a svegliar diletto di tragici orrori si feron salire gli Eroi e 
le Eroine della Caledonia , con quanto senno , con quanta 
ragion dell' arte , dicanlo i dotti : i quali ben sanno , che 
fra i costumi e le idee presentate sul teatro , e quelle de- 
gli spettatori , deve esser una certa affinità , senza di cui 
non si ottiene effetto veruno ; e che d' altra parte manca 
pure 1' effetto , quando si veggiano mal dipinti o alterati i 
costumi e le idee , che si conoscono , o si credon proprie 
caratteristiche d' una nazione . Per buona sorte codesto ri- 



5a ELOGIO 

devol delirio de' nostri verseggiatori non fu di lunga dura- 
ta ; lo stesso Cesarotti , a cui solo si dovrebbe perdonare , 
se per qualche istante se ne fosse compiaciuto , lo vide già 
molto scemato dileguarsi : e non dubito punto , che , pieno 
com'era di zelo ardentissimo per l'incremento delle buone 
lettere , imponendo silenzio alle lusinghe dell' amor pro- 
prio , non se ne sia sinceramente allegrato . Così piaccia 
pure al destino di conservarsi agli Italiani propizio almen 
tanto, che coli' Ossianesca abbia fine, e per sempre , ogn 'al- 
tra imitatoria vertigine! Ora dai più codeste pseudo-celtiche 
poesie sono di lor giusto prezzo estimate ; e alla gioven- 
tù studiosa non se ne permette la lettura , se non quando 
già ne' sani principi assodata è in grado di scernere l' oro 
dall' orpello . Si ammira la umanità generosa di Fingallo , 
si compatisce alla sorte di Cucullino , si piange con Vin- 
vela , si partecipa all' estasi melanconica del gran Bardo , 
si invidia e si benedice ad un tempo la penna di Cesa- 
rotti , per la quale , si può ben dire coli' egregio suo Ami- 
co Mazza , 

Pensosi ir debbono 
Caro e Selvaggio } che V ugual non ebbono : 
ma si ravvisa altresì , che l'indole di que' poemi ben con- 
siderata, sia con pace di Blair, non ha fondamento né sul 
verisimile né sulle altre leggi dell' arte , e quindi è stra- 
na salterellante indecisa , e , a dir tutto in breve , irre- 
golare , imperfetta . Un solo Scrittore fra noi , eh' io sap- 
pia, e pur egli coprendosi sotto il nome di Andronico Fi- 
lalete Pastor d' Elide , si attentò di pensar pubblicamente 
in tal guisa , e di mandar fuori Alcune Osservazioni sulle 
poesie di Ossian : ma sventuratamente non sembra , che 
alla buona intenzione corrispondesse 1' attitudine a farla va- 
lere . Alcuni altri si sono contentati di accennar di volo 
la loro disapprovazione per l'originale. In Inghilterra bensì 
parecchie gravi censure ne furon fatte , come si apprese 



DI CESAROTTI. 53 

dai Giornali letterarj , e come s'intende anche dal Ragio- 
namento Storico-Critico intorno la controversia sulla auten- 
ticità de' Poemi a" Ossian pieno di curiose notizie , e det- 
tate colla più cara piacevolezza , di cui Cesarotti avvan- 
taggiò la Pisana edizione . Non fu però questa avvantag- 
giata del pari dalle Varianti , eh' egli , già molto invecchia- 
to , inserir si compiacque nella sua versione . Sarà forse 
effetto di abitudine e di giudizio preoccupato : ma certo 
sembra , eh' ei v' abbia con esse portata non lieve diminu- 
zion di bellezze . Il lasciare oziosa la lima , e il troppo 
usarla , nocciono egualmente. Coloro , che per sorte posseg- 
gono ancora la edizion Padovana di Ossian in quattro volu- 
mi , comecché meschinuccia , debbon pur tenerlasi cara. 

Un'altra circostanza , che poi di certo ha sommamente 
influito sopra un' altra grand' opera del Cesarotti , contribuì 
pur essa a muovere delle sue prime traduzioni Ossianiche 
alto romore , particolarmente in Terra Veneta , e più ch'al- 
trove in Vinegia e in Padova . Era quivi un Gentiluom 
letterato , che tra i coltivatori della greca lingua si distin- 
gueva non poco , dubbio lasciando se per siffatto studio 
maggior fosse in lui l' ardore o il valore , di cui abbiamo 
un bel monumento nella robusta versione dell' Opere e 
Giorni di Esiodo ; per Omero poi ( del quale traslatò più 
volte la Iliade , e non contento mai del troppo disugual 
lavoro lo condannò sempre alle fiamme ) passionato oltre 
ogni credere , e tanto da potersi dire , che , come Male- 
branche in Dio , egli vedea tutto in Omero . Con tal va- 
lentuomo , che Paolo Brazuolo si nominava , in piacevole 
ed utile familiarità visse molt' anni il Cesarotti ; ma, libero 
e acuto pensatore eh' egli era anche in giovinezza , non sa- 
pea consentirgli , che 

II Meonio signor del canto altissimo 
per infallibile si avesse a tenere . I veri innamorati in chi 
ben li guarda muover sogliono il riso ; gli ostinati destau 



5/1 ELOGIO 

anche ne' più pazienti il dispetto ; e Brazuolo , se la fama 
non mente , era l' uno e 1' altro ad un tempo : e , se le pro- 
ve di cavalleria non fossero andate già da gran pezza fe- 
licemente in disuso , egli sarebbe con lancia e spada di- 
sceso nello steccato a sostenere contro i più forti campio- 
ni , che tutto in Omero , tutto è perfezione : ma ciò , che 
coli' armi non era lecito , volea colle parole ad ogni patto 
ottenere . Ora di tante noje , che perciò gli avea date , il 
Cesarotti risolse alfine di vendicarsi ; e colto il destro della 
prima stampa dell' Ossian , nelle note appostevi per farne 
rilevar le bellezze istituì un tal confronto fra il Bardo Ca- 
ledonio ed il Greco , che ridonda sempre a svantaggio di 
questo , mostrandone varj gravi difetti , da' quali immune 
va 1' altro . Quanto da' Grecisti , che per lode della Veneta 
Terra non vi sono infrequenti , e quanto segnatamente dal 
Brazuolo contro sì grave irriverenza , contro sì enorme let- 
terario ccandalo si esclamasse , non è da dire . Abbastanza 
s' intende , che intanto ad occasion di quelle note guada- 
gnava anche il testo un maggior numero di curiosi , e , se 
non di lodatori , certo di leggitori non indifferenti ; e che 
le grida innalzate sopra le medesime note eccitar doveano 
nello spirito del Cesarotti una sorte di onorato puntiglio 
di sostenere quelle , eh' ei riputava mal riprovate asserzio- 
ni . Non è cosa , che irriti lo sdegno più del vedere uo- 
mini di coltivata ragione per un Autor prediletto acciecarsi 
a segno da non voler in esso riconoscere parte , che meno 
lodevol sia ; e codesto sdegno più che in altre ribolle ga- 
gliardo nelle menti , che hanno contratta la saggia abitudi- 
ne di respingere colla face filosofica, e dileguare la funesta 
nebbia delle prevenzioni . 

Resasi vacante nella Padovana Università la cattedra 
di lingua Greca ed Ebraica , dai ben avveduti Riformatori 
fu chiamato fra i pubblici suffragi il Cesarotti a riempierne 
il voto : e da essi pure , siccome della gloria e del van- 



DI CESAROTTI. 55 

taggio delle italiane lettere premurosissimi , ingiunte gli 
furono le più di quelle versioni dal greco , che di lui po- 
scia hanno veduta la luce . 

Primo luogo nel rammentarle si merita quella della 
Iliade } non perchè le altre sieno men commendevoli , ma 
per le circostanze , onde fu precipuamente accompagnata . 
Perchè agli Italiani non versati nella greca favella dato pur 
fosse di ben raffigurare e conoscere ( per quanto è possibi- 
le ) le native sembianze d' Omero , v' era bisogno ancora , 
s' io troppo mal non m' avviso , d' una versione nella no- 
stra volgare . De' latini traduttori del secolo decimoquinto 
si può ben dire , che far vollero alla letteratura non lieve 
benefizio , ma nulla più . Oltre di che l' idioma del Lazio 
( anch'esso allor rinascente, e, per così dire, poc'oltre l'in- 
fanzia del suo risorgimento ) quand' anche sia maneggiato 
con maggior maestria d' allora , sempre frappone anco pe' 
dotti dubbiezze inciampi e ritardo . I nostri volgarizzatori 
non riusciron molto più utili all'uopo. Lasciando stare tutti 
coloro che precedettero il rinomatissimo Salvini , questi , 
imbarazzato forse dalle cento lingue che aveva in bocca, 
siccome disse il Redi , trattò sempre la nostra con debo- 
lezza uguale alla purità somma ; onde per lui Omero di- 
venne veracemente 

Padre dì venti canti sonnacchiosi. 
Appena sono da nominarsi Ridolfi , Bozoli , e alcuni altri ; 
e il solo Ceruti merita onorevole distinzione . Ma il van- 
to di presentare la Iliade , e il suo Autore nel verace e 
pieno lor lume era riserbato al Cesarotti. Quando il suo la- 
voro cominciò ad esser noto nel 1786. pe' torchj del Pado- 
vano Penada , fu dagli imparziali giustamente riguardato 
qual vera Iliad-omerica Enciclopedia . Quanto di più im- 
portante • e bello fu scritto dacché si scrive d' Omero , quan- 
to punger può la erudita curiosità circa le vicende della 
vita di lui, quanto può servire a rischiarare la intelligenza 



56 ELOGIO 

del principal suo poema e a farne sentire viemeglio i pregi 
e i difetti , quanto può giovare anche agli iniziati Ellenisti 
fino coll'osservare il meccanismo espressivo di molti versi 
dell' originale , tutto vi è raccolto con tanto d' industria e di- 
scernimento , che se è vero , non esserci nato più mai un 
uguale a quel Poeta , egli è pur certo , che niun altro non 
ebbe mai 1' onore di pari illustrazione , né , ciò che più rile- 
va , non fu mai reso a verun classico servigio e culto di pari 
utilità per gli studiosi . Accanto alla version letterale in 
prosa ( che ha per me , siami lecito il dirlo , non so quale 
magia , onde mi sento forzato a preferirla a quant' altre mi 
si offerser finora , comecché ajutate dal prestigio della ver- 
sificazione ) si leggea la poetica , ricca di versi grandiosi ma- 
gnifici e capaci di imprimere una sublime idea dell'origi- 
nale . Ma codesta version poetica era libera anzi che no : 
dal quarto , e più dal sesto libro in avanti ella prendea 
piuttosto 1' aspetto d' una riforma. Allora per le bocche de' 
passionati grecisti , e di quant' altri per cieca venerazione 
voglion , che Omero sia creduto impeccabile , si udì suonar 
alto la tremenda voce sacrilegio, e ai troppo devoti sguardi 
di costoro sacrilego apparve il Cesarotti. Ma già per lui l'in- 
genuo fedel ritratto d' Omero co'più minuti lineamenti scru- 
polosamente conservati non era egli senza la menoma al- 
terazione in potere di tutti ? Or come , dacché i curiosi e 
vaghi di possedere la vera immagine Omerica doler non si 
potevano d' esser fraudati , come non doveva esser lecito al 
Ritrattista di render poi più regolari e giusti i tratti di 
quella , e di foggiarne un' altra a suo piacimento ? Fu sa- 
tirico vezzo , 

Che l'artefice e l'arte disonora, 
quello d' incidere , che si fece in Roma , una testa barbata 
d' Omero tolta dall' antico , d' imparruccarla alla moderna , 
soprapponendola ad un corpo vestito in caricata attillatura 
alla franzese , e di apporvi la leggenda Omero tradotto . 



DI CESAROTTI. 5 7 

Non si osò tanto da aggiugnervi il nome del Traduttore ; ma 
il tempo , le circostanze , tutto palesò chi si prendeva di 
mira. E fu eccesso di fanatismo il gridar altamente , che 
fece taluno , di voler piuttosto essere autore di quella sa- 
tiruzza , che non della traduzione di Cesarotti . A tali 
stravaganze presteran fede a stento l' età venture . I sag- 
gi della nostra, e per buona sorte in questo soggetto non 
furon pochi , tentarono invano di far ravvedere i Criti- 
ci , proponendo loro il seguente problema : Si fa egli ono- 
re o disonore ad un Classico } vantaggio o disvantaggio alla 
Letteratura _, togliendo da un' opera di quello giustamente 
acclamata que' difetti , che , sieno essi poi colpa de' tempi 
e delle circostanze , o dell' Autore , ad ogni modo ne di- 
minuiscono il prezzo? La soluzione, che una sola ve n'ha, 
avrebbe imposto silenzio ai detrattori : se ne avvidero es- 
si , negaron di darla , e proseguirono ad esclamare . Io non 
verrò qui noverando i varj libercoli, che in fatti uscirono 
da più parti contro la Cesarottiana version della Iliade . Il 
racconto sarebbe lungo , nojoso , inutile ; né si denno pur 
d' un istante tor di mano all' obblio , che già gli ha fatti 
sua preda, a dispetto del ridicolo, che in più d'uno si ardì 
pur di tentare . Gli uomini ridono volentieri , pur troppo 
anche di riso maligno ; il ridicolo è un' arma terribile fata- 
le ; ma fa pur di mestieri , che la ragione ne vegga non 
del tutto ingiusto, né troppo ricercato l'appiglio: altrimenti 
la malevolenza si sforza invan di animarlo , e gli sforzi suoi , 
anziché il riso per altri , sveglian contro di lei lo sdegno e 
il disprezzo . Meglio avrebbe potuto de' suoi censori trion- 
far col ridicolo il Cesarotti , egli , che ha mostrato più d'u- 
na volta di saper sì ben maneggiare la urbana festività , ed 
il motteggio Lucianesco , siccome pure inventare con dili- 
catezza , e novellare alla greca , qual si vide in Callista e 
Filetore , e in altri suoi lavori di tal fatta . E alcuni tratti 
pieni ad un tempo di lepidezza e di acume contro i suoi 



58 ELOGIO 

Critici si lessero ne' Giornali, che o di lui erano, o gli si 
poteano senza ingiuria attribuire . Ma in generale egli non 
oppose loro , che la nobil fermezza di chi sente la intrin- 
seca e vera bontà del suo proposto , e la energia del pro- 
prio valore per mandarlo ad effetto . E se d' alcun conforto 
stato gli fosse bisogno , non lieve dovettero a lui recarlo 
que' chiari uomini , che in commendazione di codest' opera 
sua scrissero espressamente in Roma stessa ; fra quali mi 
piace rammentare un illustre straniero vissuto lungamente 
in Italia , Stefano Arteaga di Madrid . * Questi , essendo colà 

* A Stefano Arteaga , che , quantunque Spagnuolo , tanto scrisse 
in Italiano e di cose Italiane , ben si conviene onorevol menzione nella 
Necrologia letteraria Italiana di codesti tempi nostri . Venuto a noi per 
la espulsione dalle Spagne dell' Ordine Gesuitico , al quale poco prima 
erasi ascritto , innamorò subito de' nostri Scrittori e della lingua no- 
stra ; e , di pronto vivacissimo ingegno eh' egli era , se ne rese presto 
possessore a segno di scrivere in essa , non solo in prosa con franchezza 
ed armonia , ma si anche in versi con eleganza : lode, che parecchi suoi 
nazionali ebber però comune con lui , divenuti quindi fra di noi anche 
per ciò stesso celebri giustamente . Dalla natura egli era temperato ve- 
racemente alla poesia ; e verseggiò molto in latino , e nella sua favella 
natia con grande felicità . Parecchi suoi componimenti poetici assai lo- 
devoli sono impressi in varie Raccolte . Ma presto gli nacque desio di 
acquistar fama anche nella critica e nella erudizione : ed io , che nella 
mia giovinezza ebbi la sorte di usar seco lui faraigliarmente in Bolo- 
gna , lo vidi fin dal 1777. porre i fondamenti della maggiore tra le sue 
opere , Le Rivoluzioni del Teatro Musicale Italiano ; nella quale poi si 
permise sentenze e giudizj , che non sono da adottarsi facilmente , e 
contro di cui , massimamente in proposito del già divinizzato Metastasio , 
insorsero fra più altri Clementino Vannetti , e Aurelio de' Giorgi Ber- 
tela . Non so quale acrimonia , eh' era nel suo temperamento , e forse il 
dispetto di vedere in Italia universalmente tenuta in troppo minor con- 
to , che noti si dovrebbe , la Spagnuola letteratura , gli suscitarono la 
strana voglia di deprimere i vanti della nostra . Ne colse egli il de- 
stro dal pubblicar , che fece in Vinegia co' torchj di Carlo Palese nel 
1784. la dissertazione di Matteo Borsa Del gusto presente in letteratura 
Italiana , e corredandola di osservazioni relative all' argomento -osò af- 
fermare , essere l' Italia di buoni Prosatori assai più povera , che non si 
crede , e in molti generi non averne ella nissuno , che , degno di ser- 
vire a modello , classico dir si possa . Il ricordato Vannetti in un ser- 
mone Oraziano venne così ripetendo le opinioni di lui . 

E vacuo al certo 

Del Cortigian l'Autor . Segneri invano 



DI CESAROTTI. 5 9 

quasi Corifeo tP una schiera d' insigni Eruditi , i suffragi 
loro e il proprio voto rese pubblico con alcune Lettere. 
Che s' egli poi cangiò d' opinione , e prima di morire rien- 
trar volle nella credenza ortodossa del Pedantesimo _, co- 
me per bocca degli Editori Pisani ha detto il medesimo 
Cesarotti , è forza conchiudere , che il suo sì franco da pri- 
ma e libero ingegno avesse negli ultimi anni patito gran 
cangiamento . 

La version poetica dell' Iliade animata dallo spinto 
di riforma , a cui non sapea resistere il Cesarotti , cessò 
ben presto di essere quel , eh' egli stesso si era proposto 
nella terza parte del premessovi bellissimo Ragionamento 

Sudò con Tullio . Cui potran de V aspro 

Redi le spine , cui piacer V oscura. 

Del Magalotti dottrinai freddezza ? 

Maffei , Denina senza nerbo e pondo 

Avviliron V istoria. . Il buon Manfredi 

Tesser non seppe, né Giampier, sua luce. 

Vezzose lettre . Insipido e prolisso 

A torto usurpa di Luciano il nome 

Bonafede . E Bianconi irto pedante, 

Qual già il suo Celso . E d' ogni grazia ignudo 

Licori e Caritèa stanca Algarotti. 

Sorridi Amico ? Eppur gli Iberi ingegni 

Cattedra alzar fra noi 

I Compilatori delle Memorie Enciclopediche di Bologna , e del Pisano 
Giornale de' Letterati si mossero tosto , e gagliardamente contro di lui : 
Andrea Rubbi pubblicò cinque Dialoghi molto arguti, ne' quali se stesso 
finse con Arteaga interlocutori : ma più vittoriosamente , che da ogn'al- 
tro , 1' onor di nostra Nazione fu vendicato dal Tiraboschi col Discorso 
premesso al terzo tomo della seconda edizione della sua Storia . E nel 
corso poi di questa andò egli di proposito confutando molte altre pro- 
posizioni , azzardate anche in altri scritti dall' erudito ma troppo fran- 
co Spagnuolo . Questi intanto però , siccome campione , cui molti valo- 
rosi estiman degno d' essere combattuto , saliva in sempre maggiore ce- 
lebrità . E pare , che gli nascesse quindi un cotal genio di accapigliarsi 
co' più riputati Italiani , non risparmiando però all'occorrenza nemmeno 
i più chiari della sua stessa Nazione , voglio dire Giovanni Andres . 
Mandò in luce una censura veramente severa del Filippo , e della Mirra 
Tragedie di Alfieri . Ma il fero Allobrogo aveva già fisso di starsi mu- 
to coi Critici, e tenne il suo proposto tenacemente . In vece la Ch. 
Isabella Teotochi Albrizzi imprese a difendere la Mirra , non senza però 



6o ELOGIO 

storico - critico : e divenne un composto, il quale, men- 
tre più il nome non gli conveniva di traduzione , non 
adequava però neppure la idea , eh' egli cammin facen- 
do era venuto a concepire de' miglioramenti , per non dir 
correzioni , di eh' era capace e meritevole quel poema . 
Abbandonò pertanto quell' opera sua quasi all' obblio , con- 
tentandosi , diss' egli , che rilegata giacesse nelle bibliote- 
che più per curiosità degli eruditi che per comune istru- 
zione ; severità generosa , cui taluno dirà forse soverchia : 
e si accinse ad innalzare coi materiali della Iliade un' al- 
tra mole assai più regolare , un' altra Epopeja , cui più 
adatto impose il titolo di Morte d' Ettore . Neil' Avverti- 

confessare , che a conoscere il bello drammatico imparato avea dallo 
stesso Arteaga . Passato egli già da Bologna ad abitare in Roma , dove 
trovò un Mecenate nel suo eruditissimo concittadino Nicolò de Azara 
assai noto anche nella storia politica della età nostra , ivi si diede in 
compagnia d' altri esimj Letterati a collazionare quel Testo di Orazio , 
che fu poscia uno de' miracoli dell' arte tipografica del Bodoni . Parve 
al V'annetti , illustrator minutissimo di quel Poeta ( come già si è detto 
di lui ragionando ) di poter dubitare della giustezza di parecchie va- 
riazioni adottate in quel Testo : e fé' noti al pubblico i ben ragionati 
dubbj suoi . Arteaga discese subito in campo a difenderle con una Let- 
tera al Bodoni medesimo diretta, e da questo impressa nel 179S. colla 
data di Cosmopoli . È questa , se non erro , 1' unica volta , che l' illu- 
stre Spagnuolo non fu assalitore : ma se avea per se il puro dritto di 
difesa , non mostrò molto di buona fede nel valersene . Vannetti avea 
precipuamente e con insistenza censurate le immutazioni fatte ne' Ser- 
moni e nelle Epistole ; ed egli spese tutto quasi il suo inchiostro a ven- 
dicare le non oppugnate variazioni delle Odi . Rese poi di pubblica ra- 
gione un suo opuscolo sul Bello Ideale, in cui mostrò molta filosofia, e 
non tenue intelligenza anche in materia di Belle Arti ; siccome non si 
può negare , che in ogni sua produzione , anche quando condiscendeva 
di troppo alla bizzarria del proprio ingegno , sempre palesava 1' uomo 
fornito di singolare acume , e di rara copia di cognizioni . Codesto suo 
opuscolo, ultima delle opere ch'io conosco di lui, scritto originariamen- 
te in nostra lingua, nella sua natia lo tradusse poi; e presso la Corte di 
Spagna gli fruttò onore ed emolumento . Le politiche vicende trasporta- 
ron poscia a Parigi il suo Mecenate , ed egli ve lo seguì : ma poco do- 
po , e ancora di fresca età , fece quel viaggio , da cui non si ritorna ; 
e in questo di li a non molto fu seguito dal suo Mecenate : degni 
amendue veracemente di vivere nella memoria de' posteri. 



DI CESAROTTI. 61 

mento Preliminare spiegò poi le ragioni del fatto suo , 
dimostrando con esatto confronto , come il piano teologi- 
co del nuovo poema è assai più giusto senza deviar pun- 
to dalle più sicure opinioni della greca mitologia , e come 
il soggetto , l' azione , e la morale di questa , portandosi 
con migliore intreccio alla vera unità , sono molto avvan- 
taggiate . Un dotto Compilatore del Giornale Enciclopedico 
nell'Aprile del 1793. pubblicò la prima parte d'un suo 
giudiziosissimo Estratto di questo lavoro , e notò sembra- 
re , che il Cesarotti avesse proposto a se medesimo tale 
quesito: Dato un Omero } vale a dire un Genio originale ed 
eminente nelle qualità direttamente ed essenzialmente poe- 
tiche , ma fornito dì maggiore aggiustatezza nelle idee di 
religione , dì morale _, di convenienza f e di gusto : qual 
uso avrebb' egli potuto fare della religion nazionale , e della 
medesima storia particolar della Iliade, per trarne un Poe- 
ma il più ragionevole , morale _, interessante , perfetto in 
ogni sua parte , e degno di piacere ad ogni nazione } e in 
ogni secolo ? E lo stesso Giornalista veniva poi dimostran- 
do , che di tale quesito , difficilissimo a sciogliersi anche 
solo per teoria , il Cesarotti avea ben meritato assai più , 
sciogliendolo col fatto . Anche a me pare innegabile , che 
alla ragione egli abbia soddisfatto per tutti i capi as- 
sai più , che non Omero . E questo è certamente un gran 
pregio . Ma la poesia è ella poi contenta , che la ragione- 
volezza de' suoi cultori appaja cotanto ? O non ama ella 
piuttosto , che , serbandosi essi alla ragione sostanzialmente 
fedeli , mostrino nondimeno di non esserle scrupolosamente 
attaccati , e anzi sembrino disinvoltamente scostarsene ? Dal- 
la quale disinvoltura vengono poi quelle belle libertà, co- 
tanto vagheggiate dalla immaginazione naturalmente libera 
e d' ogni freno nemica ; e nasce poi quella grandezza pia- 
cevolmente esagerata di pensieri e d' affetti , e quella ab- 
bondanza e vivacità di colori , che fan negli animi sì forte 



óa ELOGIO 

e profonda impressione . Nella Morte d' Ettore la ragione 
non fa ella talvolta a danno della poesia sentire il suo 
impero ? Alla libera grandiosità , magnificenza , e ricchezza 
d' Omero , che pur doveasi giusta il proposto e stato sa- 
rebbe si bello conservare , non si vede egli , e non tanto 
di rado , sostituito un andamento troppo misurato , una 
troppo assennata freddezza? Ho voluto accennare questi miei 
dubbj per rimovere da' precedenti encomj la taccia di ap- 
passionato. E non tacerò neppure, potersi a parer mio du- 
bitare ugualmente , se la maniera di verseggiamento adopra- 
tavi sia la più conveniente all' epica narrazione ; la quale , 
se miriamo a Virgilio , a Torquato Tasso , e al Caro , cam- 
minar vuole , non per via di quasi staccati membretti e 
di spezzature , ma con dignitoso avvolgimento di versi , e 
di periodi . Del resto io porto coli' avviso degli estimatori 
imparziali ferma opinione , che codesto Poema fornisca ad 
ogni modo una sicura amplissima prova della attitudine di 
Cesarotti a creare , e condurre a bello e grande finimento 
un' Epopeja , e così l'opera più difficile e più maravigliosa 
dell' ingegno poetico . 

Nel percorrere con occhio attento le moltiplici fatiche 
del Cesarotti nato in altri sarà probabilmente un pensie- 
ro , dal quale io mi sento fortemente signoreggiato . Quan- 
do si vede taluno , che sull' ampia carriera della vita batte 
un sentiero , in cui , sebbene ei vi muova gran passi d' o- 
nore , pur dimostra indole più adatta a batterne un altro, 
colui , si dice , non ha seguita la sua vocazione : colla qual 
voce s' intende di esprimere appunto quella attitudin pre- 
cipua datagli dalla natura , che sembrava quindi più ad 
una parte che ad un' altra chiamarlo . Ora io penso , che 
ciò s' abbia a dire di Lui . Le combinazioni , a cui fu co- 
stretto obbedire , feron di lui anzi un traduttore , che al- 
tro ; ma egli da interno impeto venia sospinto ad inven- 
tare : l' idea del bello , onde avea piena la mente , difficile 



DI CESAROTTI. 63 

il rendeva a contentarsi delle opere altrui : egli scorgeva 
con rapidità, che agevolmente condur si potevano a grado 
maggiore di perfezione , né sapea frenarsi dall' indicarlo : 
condusse la filosofia a servir di scorta alle belle lettere , 
ed a confondersi , per così dire , con esse ; ed ella si prestò 
con sì graziosa facilità , eh' altri non può fra di noi me- 
narne ugual vanto : il suo stile non somiglia a quel di nis- 
suno né in prosa né in versi ( fuorché quando per vezzo e 
palesemente si propose d'imitare, nel che riuscì pure a 
maraviglia ) : tocco dalla magica sua penna tutto sembra 
cangiarsi in oro , perfin le Relazioni Accademiche ( sebbene 
quest' opera , colpa forse del genere , non sia stata al par 
delle altre applaudita ) : tutto in somma fa sentire , che 
potè bensì la fortuna gittarlo fuori della carriera , a cui 
l'avea temperato e fatto la natura; ma non però vietargli, 
che allo spirar di questa ei non segnasse gli scritti suoi di 
frequenti e luminose impronte d' originalità . Così può il 
Chimico agevolmente a prender sembianza di limpid' acqua 
costringere i rubicondi vini ; ma non si spoglian questi pe- 
rò della cara virtù nativa , che T anima e i sensi riscalda , 
e al par del Sole innalza e ricrea. E quando gli era dagli 
argomenti conteso l'improntare di sì nobil marchio le idee, 
ne tessea così la espressione, che del soggetto pareva signo- 
re egli solo . Nel fermento , da cui gran parte d' Italia fu 
miseramente agitata negli anni 1796. e 97., quale de' tan- 
ti scritti d'allora oserebbe venire al confronto colla Istru- 
zione a" un Cittadino , e col Patriotismo illuminato , onde 
il filantropo Cesarotti procacciava di minorare gli errori e 
la stolta effervescenza del volgo ? 

Le Opere di Demostene , tradotte e copiosamente illu- 
strate di grammatiche , storiche , retoriche , e critiche note 
ed osservazioni , sono un altro insigne diritto del Cesarotti 
alla nostra ammirazione , ed alla nostra riconoscenza . I più 
di noi si può dire , che per lui solo appresero a ben cono- 



64 ELOGIO 

scere quel Principe de' greci Oratori . Nulla non fu da lui 
trascurato per farne tutto sentire sì prezioso vantaggio . Al- 
la Vita scrittane da Plutarco egli fé' tener dietro a guisa 
di appendice gli Annali di Demostene da se ordinati se- 
condo la meglio assicurata serie degli Arconti , rapidissima- 
mente indicando gli avvenimenti di quella età precipui , 
che vi hanno relazione . Vi è premesso anche un Dialogo 
di Luciano , dal quale si rileva in che altissimo conto dal- 
la maestra delle colte nazioni fosse tenuto e come politi- 
co e come eloquente 1* oppugnator di Filippo . E perchè 
senza intendere pienamente le continue allusioni mal si 
gusterebbero gli scritti suoi , ha fatto precedere a tutto una 
Prefazione , che contiene il prospetto istorico-politico del- 
la Grecia, e il ritratto de' principali eroi, del tempo di 
Demostene . Codesto è lavoro del Toureil , che alla version 
franzese da se fatta del greco Autore l' avea mandato in- 
nanzi . E il Cesarotti , rimproverato sì aspramente di teme- 
rità per aver riformata la Iliade , avea pur dato nell' adot- 
tare sin dal 1774- codesta prefazione un ragguardevole 
esempio , e una lezione di ragionata modestia , dicendo nel 
suo proemio : Il sostituire una fredda copia ad un esem- 
plar di tal forza sarebbe stato in me un atto di temerità 
imperdonabile : ne so immaginarmi una vanità più ridico- 
la, che quella di ripetere e stemperare in un languido fra- 
seggiamento ciò , che una volta fu detto egregiamente da 
chi ci precorse nella carriera medesima . 

A grande impresa , forse più d' ogn' altra proficua agli 
studiosi , che potean quindi osservare i progressi e il dica- 
dimento delle lettere e del gusto nella Grecia , e meditan- 
done le cagioni giovarsi grandemente , erasi accinto il Cesa- 
rotti con quello , che però intitolar gli piacque Corso ra- 
gionato di Greca letteratura . Nulla di più bello né di 
più giudizioso del suo Discorso preliminare , che sponendo 
il piano dell' opera mostra la più vasta profondità di co- 



D I C E S A R T T I. 65 

gnìzioni , e di filosofica intelligenza in chi 1' avea concepi- 
to . Quindi s' avanza la schiera de' propriamente detti Ora- 
tori ; poscia l' altra di coloro , che ne usurparono il nome , 
e sazj miseramente della nobile e flessanime semplicità al 
brillar dell' ingegno sagrificarono il sentimento ; voglio dire 
i Sofisti , schiera fatale , che va troppo anche oggigiorno 
crescendo ; e ognuno di que' scrittori è preceduto e seguito 
dalle storiche notizie della sua vita , e da tutte le oppor- 
tune osservazioni , che ne fanno conoscere le circostanze , 
il carattere , le virtù , e i difetti sì bene , che per poco 
sembra di essere ai tempi loro , di averli vivi davanti , e 
di conversare con essi . Ma sventuratamente quest' opera 
dovè rimanersi a codeste due classi ristretta, sommo desi- 
derio lasciando di poter del pari conoscere la non minore 
eloquenza de'Padri della Cattolica Chiesa, e gli Storici po- 
scia , e i Poeti , onde taluno pretende , forse colla esage- 
razione dell'entusiasmo, che la Grecia sorvanzi tutte le na- 
zioni sorte dappoi . Alla testa delle varie e ben trascelte 
produzioni del Greco Parnaso il capo d' opera d' Omero : al- 
la testa de' più gagliardi arguti e commoventi tratti d' ogni 
maniera d'eloquenza le opere di Demostene : quale unione! 
quanta ricchezza! che gloria e vantaggio per l'Italia! a cui 
ben credo , che ugual lavoro d' un sol uomo gli emuli stra- 
nieri mal saprian contrapporre. Ma l'età già fattasi grave in 
Cesarotti , e indebolita da lunghi studj la vista , gli tolsero 
di portare l' ultima parte del suo disegno a compimento . 

Sebbene che dissi dell'età? Due anni appena discosto 
dall' ottantesimo del viver suo egli immaginò , costrusse , 
abbellì di idee sublimi generosissime la gran mole del suo 
Compon imento Epico, Pronea, pubblicato negli ultimi gior- 
ni del 1807. ad onore ai quel' MASSIMO EROE, di cui 
non si può dir brevemente , e sempre si dice poco pur di- 
cendo moltissimo , di cui parlar non dovrebbero in somma , 
che gli uguali al Cesarotti, da LUI con giusta munificenza 

io 



68 ELOGIO 

rimeritato . Questo poema , al quale può ben esser dubbio , 
se più di favore abbian prestato le Muse o la filosofia, ma 
certo non fé' danno , e non farà oltraggio 

Il padre irrefrenabile degli anni , 
questo poema non destò né la ammirazione , né gli enco- 
mj , che per se stesso esigeva , e per la rarissima circo- 
stanza d' esser parto d' un ingegno quasi ottuagenario . Se 
l'invenzion n'è dedotta da un pensiero comune, che suona 
ad ogni tratto sulle labbra pure de' più rozzi uomini ; per 
ridur codesto pensiero ad immagine , e circondarlo di tante 
altre convenienti belle e insiem filosofiche fantasie , che 
hanno un doppio nobilissimo scopo , di qual forza d' im- 
maginazione e di quanta copia di dottrina non era mestie- 
ri ? E non so , se pel Poeta , il quale non contentandosi 
della steril gloria del dilettare aspira alla maggiore e di 
menti elevate più degna , alla gloria di esser utile , non 
so , dissi , se nell' inventare alla novità non sia da preferi- 
re la opportunità. Quindi ardisco presagire, che scevra d'af- 
fetti la posterità farà migliore accoglienza a questo poe- 
ma , e che i piccioli nei , * i quali né io dissimulo , che 

* A due specie , se mal non mi appongo , ridur si possono codesti 
nei : a qualche imperfezion di espressione , e a qualche dimenticanza del 
già detto. Pronea , verso ioa. e seguenti. 

Infitta 
A pie del soglio , che crollar non teme , 
Discende indissolubile catena 
Dell' orbe annodatrice : affìsse a questa 
Vanno da un gruppo penzolanti errando 
Le anella degli eventi} ad esse intorno 
Arte , Fortuna, Error , Desiri, e Voti 
Si travagliano a gara, onde a se trarne 
Or uno or altro; ma di sciorre il nodo , 
Che tutte avvincere vana cura. 
Sia pur vero, doversi qui intendere, che codesti eventi sono lasciati in 
preda all' umano arbitrio : ma come si concilia questo coi due tratti se- 
guenti ? Verso n83., dove Pronea parla del Tempo : 
Gli ambiziosi monumenti e vani 
Crolla con una man ; sparge coli' altra 



DI CESAROTTI. 69 

vi s' incontrano , saranno per essa oggetto di men aspra cen- 
sura della intentatagli dai contemporanei . Né altro aggiun- 
go per questa, poiché il Ch. Giuseppe Barbieri ( già predi- 
letto discepolo del Cesarotti , e poco prima della pubbli- 
cazion di Pronea destinato a succedergli nella cattedra ) im- 
pugnò la penna , e simulando acconciamente un commen- 
to col titolo di Considerazioni j ha dileguata gran parte del- 
le accuse , e dimostrata insieme la eccellenza dell' opera. 

Se fosse mio intendimento il tesser catalogo di tutte 
le produzioni di quel fecondissimo ingegno del Cesarotti , di 
molte ancora mi rimarrebbe a parlare. Direi della sua tra- 
duzione di alquante Satire di Giovenale , in cui , benché 
mi sembri opera giovenile rifatta in vecchiezza, io trovo 

/ germi degli eventi, e ne prepara 

Le varie revolubili vicende. 
E prima, verso 573., dove Pronea parla al Poeta: 

Trascorri or meco 

Le cime degli eventi; e vedrai come 

Nel tessuto del mal serpendo occulto 

Va di Pronea l' impercettibil filo . 
Questi ultimi due versi fan tornare il pensiero a quella immagine , che 
è a verso uà., di quel 

Doppio vaso, 

Ove indistinte d' uniforme aspetto 

Di beni e mali l' un nell'altro avvolti 

Stan due gran masse : il sommo Sir vi stende 

L' eterna destra, e li riversa in terra 

Variamente frammisti : 
immagine , che sarà vera filosoficamente parlando, ma che nella poesia, 
la quale deve parlare alla moltitudine , fa risentire un vivo ribrezzo , 
una forte ripugnanza nel vedere il Creatore , che riversa egli stesso 
sulle sue creature i mali e i beni indistintamente . Pronea dice a ver- 
so 182. 

Misera ingrata 

Progenie della terra , ah cessa ornai 

D'accagionar de 3 tuoi disastri il cielo, 

E cantra me quasi assonnata e lenta 

Scagliar onte e querele : 
Poscia a verso 1057. essa narra : 

S' accinge il Prode; 

Io lo precorro , alle inimiche terre 



7 o ELOGIO 

nondimeno tratti di robustezza non ordinaria. E passando 
alle cose di proprio marte dettate , direi del suo Saggio 
sopra le istituzioni scolastiche private e pubbliche , dove 
grandeggia la filosofia guidata dalla pratica del cattedratico , 
non senza però slanciarsi talvolta fuor dell' usato , e for- 
mar progetti , che saria bello vedere eseguiti . Direi delle 
sue Riflessioni sopra i doveri accademici _, che precedono le 
già mentovate Relazioni } e de' suoi brevi sugosissimi Elogi 
d'alcuni Accademici, che le seguono, lavori tutti , ond' e- 
gli si mostrò non inferiore al luminoso e difficile incarico 
di Segretario della Reale Accademia di Scienze e Belle- 
Lettere di Padova . Direi del Saggio sulla Filosofia del 
Gusto alla Arcadia di Roma ( a cui era aggregato col no- 

Sotto forma invisibile mi accosto , 

E intorno al capo de' sedotti regi , 

E de' duci di guerra , e degli inerti 

Di guerra istigator , verso e ravvolgo 

Globi cozzanti di volubil nebbia 

Caliginosa , di fantasmi e sogni 

Sparsa , e di forme travisate e manche . 
Che Pronea si prevalesse degli errori degli uomini per condur le cose 
a' suoi fini , sarebbe immagine forse più giusta , e certo assai men ri- 
pugnante . Ma qual bisogno di codesti globi di nebbia ? Vedi dal verso 
945- sino al 986. Il riversare, che fa Pronea di codesta caligine nou 
par egli altresì un contraddire a quell' abborrimento , che giustamente 
il Poeta le attribuisce all' insanguinarsi le labbia pur col solo parlare di 
stragi , e a quella compassione , che de' vinti monarchi mostra di poi 
dicendo , che l' error loro non fu del tutto indegno di scusa? Ver quella neb- 
bia infine non vien ella a scemarsi la gloria del Vincitore? Verso 1262. 

E scorgo 

Colpo d'alto stupori scala ammiranda , 

Che su piano quadruplice , diviso 

Da larghi spazi ed in più gradi a cerchio 

Qual di teatro popolar distinti , 

Come vasta piramide s' innalza 

Pomposamente . 
Pochi saranno , cui sembri agevole la intelligenza di questi versi , co- 
mecché i seguenti venir possano a rischiararla . Ma e questi , ed altri , 
sono veramente nei , ove si guardi al complesso intero , ed alla somma 
bellezza e magnificenza di pensieri e di parole conservata in tutto il 
poema . 



DI CESAROTTI. 71 

me di Meronte Larìsséo ) da lui diretta in occasione , che 
il suo Ritratto fu nella Sala del Serbatojo solennemente 
collocato fra le immagini de' più chiari e celebri uomini 
d' Italia , anzi d' Europa ; la quale solennità dal cantare ad 
onor suo di molti Pastori fu coronata . E col ricordar tali 
omaggi al sommo e raro valor suo tributati mi aprirei l'a- 
dito a raccontare : come tutte le più illustri Società nostre 
letterarie , e non poche d' oltramonti , ambirono a gara 
d' averlo a compagno ; e come uguale ambizion nobilissima 
di procacciarsi la epistolare sua corrispondenza accese i più 
dotti e rinomati Scrittori di tanta avidità , quant' egli met- 
tea di ritrosa modestia nel consentirvi ; per la qual circo- 
stanza però non si aspetta con men vivo desiderio la col- 
lezione delle sue Lettere promessa dai Pisani Editori . Ma 
se codesti opuscoli or qui accennati , ed altri che taccio , 
bastar potriano pur soli a dar non breve fama a più d' u- 
no , sono da considerarsi appena in chi li dettava quasi a 
sollievo delle fatiche maggiori, onde sì alto diritto già s'e- 
ra acquistato alla immortalità. Né le Italiche ed Oltramon- 
tane Accademie tanto coli' ascriverlo feron d' onore a lui , 
che altrettanto almeno da lui non ne riportassero. 

Più bella commendazione sarebbe e il noverare i non 
pochi suoi Discepoli , che grandi orme ora stampano sulla 
carriera delle lettere , e il ragionare delle morali sue tempre , 
che della virtù e dell' uomo mostrarono in lui l' invariabil 
seguace ed amico . Se la gloria d' aver educati molti inge- 
gni , di averli eccitati ed ammaestrati a spiegar l' ale , e di 
render così più propagato il sapere , la ragion dell' arti , e il 
buon gusto , si proporzionasse colla utilità , che più presto 
sentita e più facilmente diffusa ne ridonda , esser ella dovria 
non minore al certo di quella , che con dotti ed eleganti 
scritti si riporta . E un' anima temperata a vera umanità 
e gentilezza , e un cuore onesto tenero dilicato , quanto 
non accrescon di elevatezza e di pregio al sapere , che da sì 



~z ELOGIO 

care doti discompagnato di suo lustro perde gran parte , e 
men prezioso diviene? Il rischio però di obbliarne qualcuno, 
e il timore , che d' ingiustizia si accagioni la dimenticanza , 
mi tolgono il parlare degli illustri suoi Discepoli ; e quell'u- 
no di loro , che suo Commentatore e Successore ho poc'an- 
zi dovuto rammentare , il favellar delle morali qualità del 
Cesarotti mei vieta colla Orazione pronunciata nei suoi fu- 
nerali e fatta pubblica prontamente , dove altra messe non 
gli piacque raccogliere . 

Il Zoologo e Poeta Olivi , allievo sì celebre della Pa- 
dovana Università , come a suo luogo si disse , e partico- 
larmente sì caro al Cesarotti , che di non breve affettuoso 
Elogio il nome e le gesta ne onorò , fra le bozze di varj ra- 
gionamenti , che la tanto immatura morte gli negò di com- 
piere , una lascionne sulla eloquenza encomiastica con que- 
sto pensiero degno d' un' anima bella e dilicata , ma del 
mondo inesperta . Migliore istituzione mi parrebbe , diss' e- 
gli , il far l'elogio degli uomini grandi ancora viventi: così 
la lode solenne e pubblica di premio ad un tempo e d'in- 
citamento servirebbe all' encomiato , non d' inutile omag- 
gio alla muta ed inerte sua ombra : così turbato e scemo 
non rimarrebbe il piacere d'una splendida laudazione , e 
non andria funestato il cuor de' lettori dalla acerba idea 
d'una perdita e d'un danno assai grave. Se alla mia ragione 
fece mai forza questo pensiero , ora si fu nello scrivere del 
Cesarotti. A ciascuna pagina ho veduta a me dinanzi gran- 
deggiare ognor più la tetra immagine del gravissimo detri- 
mento dalla sua morte recato alla Italiana letteratura, ho 
veduta oscurarsi gran parte di nostra luce ; parevami , che , 
lui vivo , dalla piena ilarità del mio spinto avrei tratto 
soccorso a favellare di lui , e che , se forse con men libe- 
ri colpi, certo anche meno imperfettamente scolpito avrei, 
qual io lo bramava , il suo ritratto . 








«•tdttfe